Home Mondo Il Bevitore Raffinato, cultura del bere consapevo­le e di qualità

Il Bevitore Raffinato, cultura del bere consapevo­le e di qualità

3024
3
SHARE

Nola – famoso Comune nel mondo per la sua particolare festa dei Gigli, paese dalla tradizione forense ed oggi possiamo affermare anche che vanta uno dei più rinomati (in Italia) esperti nel settore dei distillati. Il Noto critico, il giovanissimo “Bevitore Raffinato ” alias Giuseppe Napolitano, laureato in giurisprudenza, studia per diventare Magistrato e nel tempo libero coltiva il suo particolare hobby, l’amore per i distillati che lo ha reso grazie al suo sito (il bevitore raffinato – ndr.) ed alle sue critiche, un’autorità nel settore vantando decine di migliaia di followers. ­Questo trentenne, dai modi regali un po’ da vecchia nobiltà inglese, cerca di fare una cultura del bere consapevo­le e di qualità.

Di recente ha collaborato con Massimo Righi del celebre brand indipendente Silver Seal, per cui ha curato le tasting notes ufficiali dei nuovi imbottigliamenti, e congiuntamente ha collaborato con Maurizio Cagnolati di Beija Flor, prendendo parte al panel di degustatori per la selezione di un imbottigliamento di GlenDronach, il 21 anni Cask 35, ampiamente apprezzato in tutto il Mondo; Giurato al premio Whisky&Lode dello scorso anno, istituito presso lo Spirit of Scotland e di Lui possiamo ancora dirvi che ha curato le note degustative ufficiali del Bowmore di Andrea Ferrari di Hidden Spiritis.

Quello del bevitore raffinato, è un sito gestito come una sorta di blog, diviso per categoria, che ha accumulato centinaia di valutazioni e note di degustazione, non mancano guide, report degli eventi ed analisi di testi inerenti il settore. Lo stesso Giuseppe, ci racconta, sorpreso dalla quantità di riconoscimenti, che il portale nasce come un diario di degustazione personale, con la speranza di potersi confrontare con altri appassionati e semplici curiosi.  Sicuramente il motore di tutto è la passione, la stessa che cerca di trasmettere ai suoi amati lettori, a cui dedica molte ore e con i quali ha piacere a confrontarsi.

Ma come nasce una critica? Come è iniziato il percorso di questo giovane Critico? Quali sono i migliori Distillati? Tante le domande a cui generosamente ha risposto e che vi invitiamo a leggere.

 

Cristina Manzi: Tra i critici, la valutazione di distillati, si basa su una scala di 100 punti. Ci può spiegare qual è la differenza tra un distillato che viene valutato a 88 punti ed uno che viene valutato 89 punti?  Quali sono gli standard di scelta e di confronto per creare una scala di valutazione?

Giuseppe Napolitano: L’impiego di una scala numerica è inteso per semplificare la valutazione al lettore e come memorandum per il recensore. Superati gli 85 punti, almeno per me, siamo di fronte a un distillato di elevato livello. La variazione di 1-2 punti indica semplicemente una maggiore eleganza, una migliore struttura, o qualche caratteristica più enfatizzata rispetto al distillato che ha avuto un punteggio minore. Ogni recensore ha in mente i propri prodotti “benchmark” rispetto ai quali rapportare le proprie valutazioni. Io ritengo tuttavia che ogni distillato sia da valutare come prodotto in sé, tenendo però presente ciò che per l’autore dovrebbe avere un distillato perfetto, a cui parametrare gli altri.

CM: C’è stato un momento decisivo di ” iniziazione” in cui ha capito che da un bevitore di distillati casuale si sarebbe trasformato in una autorità nel campo, un critico seguito ed amato?

GN: No, perché in sincera verità non mi reputo un’autorità. Sono tuttora un appassionato e rimarrò tale per sempre. Non nego che mi fa piacere avere un vasto pubblico che mi segue, anzi colgo l’occasione per ringraziare sentitamente tutti i miei fan e lettori. La cosa è andata ben oltre le mie più rosee aspettative, ma resto una persona umile che ha piacere di condividere un dram con altri amanti del buon bere

CM: Condivide con noi un momento memorabile che ha vissuto grazie a questo hobby? Un aneddoto particolare, qualcuno che ha incontrato o qualsiasi altra situazione che ha lasciato una profonda impronta nella sua memoria.

GN: Domanda molto difficile. I ricordi sono davvero tanti e molti sono memorabili. A parte le volte che ho avuto l’occasione di provare un whisky raro e particolarmente brillante, sicuramente uno dei più bei momenti è stata la visita presso la distilleria Lagavulin, dove ho avuto la possibilità di degustare un Lagavulin 48 years old con un caro amico e con il mitico Iain MacArthur.

CM: Generalmente i distillati degli anni 60 e 70 erano del tutto unici. Solo per citare Macallan o Bowmore. Questi gusti complessi, profondi, unici non sono praticamente più disponibile nei whisky di oggi. E’ d’accordo con questo?

GN: Devo ammettere che, in molti casi, non si riesce più a trovare la medesima complessità riscontrata nei distillati pre-moderni. Oggi i master blender tendono a “costruire” maggiormente il prodotto, impiegando ricette che, talvolta, non brillano. Tuttavia, esistono ancora mirabili eccezioni, come ad esempio le espressioni di Talisker, Lagavulin, GlenDronach, GlenFarclas, Springbank, per citarne alcune.  Pur essendo profondamente diversi dai distillati del passato, strizzano più di un occhio a quei profili aromatici mantenendo al contempo una propria individualità.

CM: Qual è stato il più vecchio distillato assaggiato finora?

GN: Un North British 52 anni, Single Grain di Hunter Laing, come Single Malt invece non posso non menzionare il Glenfarclas 40 anni di Silver Seal, release 2011

CM: Dopo aver bevuto tanti distillati, alcuni dei quali assolutamente unici e molto costosi, riesce ancora ad apprezzare quelli un po’ comuni/commerciali?

GN: Indubbiamente il fascino di alcuni imbottigliamenti è molto elevato, come la qualità: basti pensare ai vecchi Macallan o al Bowmore Bicentenary o, ancora, alle espressioni di distillerie chiuse quali Convalmore, Glenugie, Brora o Port Ellen. Tuttavia, riesco sempre ad apprezzare prodotti più facilmente reperibili e considerati impropriamente “commerciali”; basti pensare all’ottimo Lagavulin 16 o al Talisker 10 (recentemente ritirato dal commercio) o al GlenDronach 21.

CM: Per quanto riguarda le preferenze personali dei distillati, il bevitore raffinato ama?

GN: Non ho preclusioni di alcun tipo e cerco sempre di approcciarmi con mente aperta ad ogni genere di distillato. Non posso però nascondere che ho una predilezione per i single malt scozzesi e i vecchi rum del Demerara o della Giamaica. Al contempo, apprezzo molto i Porto Vintage e i grandi brandy sia nazionali che esteri.

CM: Nel nostro paese la bevanda più popolare è il vino, credi sia difficile per tanto emergere in questo mondo ancora vergine?

GN: Sicuramente l’interesse verso il vino è ancora preminente, tuttavia grazie al lavoro di tanti appassionati, community ed eventi a tema che vengono organizzati, quali lo Spirit of Scotland di Roma e il Milano Whisky Festival di Milano, l’attenzione si sta man mano concentrando anche su questo settore. Al contempo, non dobbiamo dimenticarci che gli Italiani sono stati pionieri nella “scoperta” dei Whisky Single Malt.
CM: L’Italia (proprio come la Francia e la Spagna) è un grande importatore di Scotch whisky, ma la gente del posto sembra preferire miscele di single malt a basso costo molto di più che in altri paesi. Qualche idea sul perché?

GN: Credo che i fattori siano molteplici. In primo luogo, manca una vera e propria “cultura del bere” e di conseguenza i bevitori sono scettici quando vedono espressioni dal costo maggiore ma, paradossalmente, non più elevato di una buona bottiglia di vino, che invece sono disposti più tranquillamente a comprare. Al contempo, molti prediligono uno stile di distillato diverso, magari più dolce e quindi si indirizzano verso il Rum, le cui vendite sono in fortissimo aumento. Tuttavia, sono convinto che nel tempo, il trend sulle vendite del whisky cambierà, non tanto in termini di volume, ma in termini qualitativi.

CM: Un suggerimento per i principianti amatori di distillati?

GN: Provare quanti più distillati possibili per capire verso che tipologia orientarsi. Condividere magari gli assaggi con una buona compagnia con cui scambiare anche opinioni. Non focalizzarsi subito su prodotti rari e costosi ma partite da una base di prodotti qualitativamente validi ma con un prezzo più contenuto. Poi, nel tempo, cercare quanto più possibile di approfondire!

CM: Per concludere, in attesa di nuove recensioni, ci fa la classifica top 5 dei distillati che ha recensito?

GN: Vi ringrazio per l’intervista ed invito tutti, appassionati e curiosi, a non esitare a scrivermi. Invito inoltre tutti ad un bere di qualità e soprattutto consapevole, “ci si ubriaca di vita, non nella vita”.

Passando alla classifica, per i whisky, sicuramente il Bowmore Bicentenary, il Lagavulin 16, il Lagavulin 12 di Carpano anni 70, il Convalmore 36 y.o.

Nei rum, sicuramente spicca il Demerara Over 37 y.o. di Silver Seal, assolutamente meraviglioso.

Nel Porto, menzione d’onore alle annate 1994 e 1985.

Per i brandy, uno strepitoso Cognac di Vallein Tercinier, Lot 65.

di Cristina Manzi

 

 

3 COMMENTS

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.