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Una riflessione su Halloween: la coerenza italiana in tasca

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Un tempo i genitori dicevano ai figli di non accettare caramelle dagli sconosciuti. Oggi invece c’è addirittura una festa in cui i bambini vengono mandati a bussare alle porte degli estranei per chiedere loro dei dolciumi per imitare un costume anglo-americano in cui l’industria italiana ha trovato una nuova miniera d’oro. Naturalmente parliamo di Halloween, la festa probabilmente più discussa con posizioni differenti dal popolo del Bel Paese. Ogni anno in ottobre le vetrine e gli scaffali dei negozi propinano l’allestimento nero, arancione e viola fatto di zucche, scheletri, streghe e pipistrelli e un solo grande dilemma spacca in due l’opinione pubblica: Halloween sì o Halloween no?

I bambini e i ragazzini l’adorano, i giovani hanno un pretesto in più per ballare e bere in locali a tema, i genitori per lo più assecondano i figli per essere al passo con i tempi, ma la valutano per quella che è: una festa commerciale, gli anziani borbottano rivendicando le tradizioni di una volta, la comunità cattolica grosso modo invece la indica come sorta di ‘grande messa nera’. Facciamo allora un passo indietro e, senza ripetere leggende leggibili ovunque sul web, osserviamo semplicemente che di base ogni opinione ha la sua ragione.

Halloween era in origine una remota festa pagana di tradizione celtica celebrata in Irlanda, in Inghilterra e nella Francia settentrionale per festeggiare la fine dell’estate. Poi la Chiesa decise fosse il caso di darle una veste cristiana per evitare che i fedeli continuassero ad abbandonarsi a pratiche pre-cristiane e nell’840 Papa Gregorio IV fissò nel giorno seguente il cattolicissimo giorno di Ognissanti. Lo rivela anche l’etimologia del nome Halloween che deriva dall’espressione “All Hallows’ Eve”, letteralmente “Notte di tutti gli spiriti sacri”. Quando Halloween si è poi trasferita oltreoceano, negli USA e in Australia, dove i protestanti non hanno il culto dei santi, il 31 ottobre è diventato semplicemente una festa consumistica in cui ci si traveste a tema horror. E qui casca l’asino: perché è in questa forma che Halloween è rimbalzato in Italia, dove – a parte forse rare eccezioni similari – non ha mai propriamente fatto parte delle tradizioni nazionali.

E ora che il fenomeno dilaga, la Chiesa teme che la festa di Jack o’ Lantern possa fare propaganda all’occultismo, accendere nei fedeli una curiosità per lo spiritismo. Chiaramente si rende conto di come i bambini e i giovani non celebrino Halloween, ma semplicemente facciano festa in buona fede perché “ogni scusa è buona per divertirsi e mangiare”. Però resta di fatto che la notte delle streghe proponga un’atmosfera di tenebre e maligno che, se da una parte esorcizza la paura, dall’altra è in completa antitesi con il messaggio di immensa Luce del Vangelo. E lo sanno bene i protestanti che già da diversi anni invitano i bambini a non vestirsi da mostri. Sarebbe carino promuovere iniziative simili anche nella penisola tricolore, ma senza la collaborazione dei genitori è difficile convincere un bambino bombardato dai media che un costume ad esempio da santo possa avere lo stesso fascino di uno da vampiro.

In fondo gli Italiani sono quelli che a Natale vanno fuori le scuole con il presepe sotto al braccio cantando “Tu scendi dalle stelle”, che un giorno sì e un giorno no litigano con chi vuole il crocifisso fuori dalle aule della scuola laica, che sbraitano contro i musulmani nei salotti televisivi e non vogliono le moschee “per difendere le proprie origini cristiane” e poi festeggiano la notte di Halloween nonostante l’inconciliabilità di tale festa con l’identità cattolica in cui dicono di riconoscersi. Una contraddizione tutta italiana quella di un popolo che la coerenza la mette in tasca, accanto al Rosario e al corno portafortuna.

Di Valentina Mazzella

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