Home Cinema “Justice League”: l’unione fa la forza solo se c’è Superman

“Justice League”: l’unione fa la forza solo se c’è Superman

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RECENSIONE – Trama semplice e non troppo elaborata. Risvolti prevedibili, qualche battuta non proprio arguta qua e là e scene sentimentali banali, stucchevoli e piatte. Presentato in questi termini il film “Justice League” di Zack Snyder e Joss Whedon non offre esattamente di sé un quadro di gloria e orgoglio. Gli effetti speciali impiegati per arricchire i combattimenti sono eccellenti, ma non riescono ugualmente a colmare l’assenza di spessore a cui la povertà di contenuto ha condannato l’opera. Tutto il film DC sembra in realtà vagamente scimmiottare il soggetto Marvel degli “Avengers”, probabilmente con l’ambizione segreta di inseguirne il medesimo successo. In entrambe le storie, infatti, i supereroi decidono di unire le loro forze per sconfiggere il cattivone di turno. Strategia che si rivela ben pensata nel mondo Marvel e decisamente meno nell’universo DC, laddove in soldoni fra le righe passa il messaggio: “Siamo supereroi, siamo forti e gagliardi, ma tutti insieme non riusciamo ugualmente a eguagliare il potere di un mignolo di Superman”. Triste conclusione… E allo stesso modo spegne l’entusiasmo anche il giovane Flash (Ezra Miller) che nel suo essere ‘simpaticamente apprensivo’ risulta meno brioso di uno spericolato Bimbo-Ragno, sebbene entrambi costituiscano in teoria la fresca ventata di spirito adolescenziale nei rispettivi gruppi.

Del resto già il precedente “Batman v Superman -Dawn of Justice” aveva lasciato l’amaro in bocca a molti. Probabilmente il solo personaggio davvero riuscito è quello di Wonder Woman al cui recente film il pubblico ha riservato una buona accoglienza. Un vero peccato se si considera ad esempio il cast di eccellenza che la regia aveva a disposizione: dall’avvenente Gal Gadot (Wonder Woman) a un afflitto Ben Affleck (Batman), un elegantissimo Jeremy Irons (Alfred) e poi chiaramente Henry Cavill (Superman), la bellissima Amy Adams (Lois Lane), Ezra Miller (Flash), Ray Fisher (Cyborg) e Jason Momoa (Aquaman) che continua a traspirare “Game of Thrones” da ogni tatuaggio. Insomma, un film che aveva tutte le carte in regola per spiccare il volo, ma che alla fine non è riuscito a decollare come sperato.

Di Valentina Mazzella

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