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Clan Maddaloni: la nuova serie che racconta la forza della Star Judo Club di Scampia

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RECENSIONE – “I bambini e i giovani devono imparare che sia possibile raggiungere gli obiettivi solo grazie all’impegno e al sacrificio”: è questa la filosofia di vita che Gianni Maddaloni regalava alle telecamere di Mattino 9 appena lo scorso ottobre ed è ancora questo il messaggio trasmesso al pubblico dall’anteprima speciale della nuova serie “Clan Maddaloni”, apparsa ieri sera per la prima volta in TV alle ore 21:00 su Alpha, Canale 59 del digitale terrestre. Un prodotto per la TV che è innanzitutto un documento, la testimonianza dei risultati che da una buona semina si raccolgono. È la storia di Gianni Maddaloni, padre e vero pilastro del progetto che ha portato in un territorio travagliato come quello di Scampia un piccolo angolo di salvezza. Parliamo della Star Judo Club di Napoli, il Centro Sportivo Maddaloni – Scuola di Judo e Avviamento allo Sport fondato nel 1980 da Gianni detto O’ Maé. Un luogo di ritrovo per bambini e ragazzi di tutte le età e tutte le estrazioni sociali in cui il figlio del poliziotto si allena accanto allo scugnizzo di strada e a quello delle Vele. “Un porto sicuro”, come lo stesso Gianni Maddaloni lo definisce, per dare speranze, aspettative e nuove ambizioni alle generazioni che detengono il domani.

Un’iniziativa in cui investono energie con perseveranza e devozione anche i figli di Gianni: Giuseppe, Laura e Marco Maddaloni. Una famiglia grande che allarga le braccia per accogliere i figli della periferia. Tutti, nessuno escluso. Anche i figli dei carcerati e i ragazzi assegnati dall’assistenza sociale per il recupero. Ed è da questa grande famiglia che si articola quello che Gianni O’ Maé chiama “il clan”: una parola antica che solo con l’avvento della criminalità organizzata ha assunto la valenza negativa a cui adesso siamo abituati. Oggi però è tempo di cambiamento: così a Scampia nasce “il clan del bene”, il clan Maddaloni. Un clan con le sue regole affisse rigorosamente alle pareti del centro sportivo. Perché in fondo, secondo la visione pedagogica di Gianni Maddaloni, le nuove generazioni hanno bisogno di regole e ancora di più di modelli da seguire. E quale miglior esempio se non lo stesso Pino Maddaloni che dai tatami della Star Judo Club di Scampia è riuscito a vincere l’oro alle Olimpiadi di Sidney nel 2000?

Un’anteprima speciale dal ritmo incalzante che ha proposto sequenze e vicende che toccano lo spettatore e lo svegliano dal torpore dei pregiudizi e della rassegnazione. Alla fine, in fondo, sarà la bellezza a salvare il mondo. Per questo si avverte l’esigenza di raccontare anche le cose belle. In una dimensione in cui Scampia è nota in tutta Italia e nel mondo per il malaffare e il degrado che regna presso le Vele e i dintorni, per le piazze di spaccio e le stese di cemento, è il caso di ricordare anche l’altra faccia della medaglia. Gridare alla gente che, certo, le brutture sono tante, ma esiste anche dell’altro. Del buono, del positivo. Non bisogna abituarsi alla criminalità e allo squallore. Non bisogna arrendersi. Non bisogna rassegnarsi. Bisogna lottare. Lottare come fa anche il clan Maddaloni che, ad esempio, dello sport ha fatto una strada alternativa da indicare ai giovani e in cui incanalare grinta e forze. La nuova serie si assume così l’onere di raccontare tutto ciò, come ci è stato anticipato ieri sera: le battaglie di Gianni Maddaloni alla continua ricerca di fondi per far sì che la sua palestra, purtroppo abbandonata economicamente dalle istituzioni di competenza, possa continuare a essere aperta per regalare nuove opportunità ai suoi figli “adottati”. Ma non solo: anche la quotidianità del figlio Marco, che segue il progetto del padre, e quella della scuola di judo presso cui le madri tutti i giorni accompagnano i figli, ragazzi che si allenano anche sei ore al giorno per inseguire i loro sogni. Per questo “Club Maddaloni” è molto di più di un semplice prodotto per la tv. È una cassa di risonanza, un amplificatore per raggiungere milioni si spettatori e ricordare loro che cambiare il mondo è possibile. Anche nelle periferie abbadonate a se stesse, anche a Scampia. Ma per farlo si deve essere i primi a mettersi in gioco alzandosi le maniche. Solo in questo modo ogni ambizione diventa fattibile, con coscienza e dignità.

 

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