Di Valentina Mazzella

 

RECENSIONE – Al Teatro Mercadante di Napoli si è conclusa la messa in scena dello spettacolo “Il servo” tratto dall’omonimo romanzo breve di Robin Maugham. Un’accattivante opera di analisi sui rapporti di potere che la regia di Pierpaolo Sepe e Andrea Renzi ha saputo magistralmente portare sul palcoscenico evocando sapientemente il sapore british delle atmosfere e le sensazioni di angoscia che la storia regala sin dalla sua versione in prosa. Una rappresentazione che si lascia seguire dallo spettatore con la naturalezza con cui si beve un bicchiere d’acqua, merito questo anche delle ottime interpretazioni degli attori: Lino Musella nei panni del servo Barrett e poi lo stesso regista Andrea Renzi (il padrone Tony), Tony Laudadio (l’amico del padrone, Richard), l’elegante Emilia Scarpati Fanetti (Sally, la fidanzata di Tony) e Maria Laila Fernandez (sia la seducente Vera che la misteriosa Mabel).

Lo spettacolo ha avuto inizio con una tenebrosa marcia con cui si è scelto di omaggiare il mondo del cinema con una citazione de “L’arancia meccanica”, per poi proseguire scavando con vigore in una molteplicità di aspetti della psicologia umana. Si tratta di un’opera che, con un’introspezione feroce, studia la sete di potere, la superficialità di chi lo possiede, l’avidità di chi non l’ha ed è pronto a tutto per raggiungere la vetta. Tra un sorriso e una riga di perplessità, la trama ci fa addentrare in un mondo di ambizione, futili confort e perdita di valori. Viene descritta una dimensione densa di brama e cupidigia, in cui più nulla è invendibile. Una realtà in cui, grazie al fascino del comando, si può raggiungere l’assoggettamento del prossimo, un capovolgimento del tradizionale rapporto di potere e sottomissione fra padrone e servo per raggiungere una nuova relazione di vacuità e condizionamento fino alla complicità e allo scambismo finanche sul piano sessuale.