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“Masquerade”: la magia e i drammi di un’innevata San Pietroburgo alla prima in Italia

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Di Valentina Mazzella

 

RECENSIONE – Con lo spettacolo “Masquerade” sul palconoscenico del Teatro Mercadante di Napoli non è arrivata semplicemente una San Pietroburgo innevata, ma anche il teatro con la cosiddetta “t” maiuscola e con esso tutta la squisita poesia dei classici “polpettoni russi” che, da Tolstòj a Dostoevskij, o li si ama o li si odia e noi, personalmente, li adoriamo. Nelle due serate di sabato 27 e domenica 28 gennaio, l’eccelsa regia di Rimas Tuminas ha raccontato senza negligenze una trama di amori, passioni segrete, sentimenti di gelosia, spirito di vendetta, mancanza di fiducia, imbrogli, fraintendimenti e intrighi come vuole la tradizione dei migliori drammi russi, laddove i trascorsi di vita comune diventano allegoria per interrogare lo spettatore, l’uomo di ieri e l’uomo di oggi, sui grandi dilemmi della moralità. Una prima italiana di grande successo che ha saputo rapire il pubblico, ora far trattenere il fiato e ora divertire con dei simpatici intramezzi per smorzare gli animi al momento opportuno. Un risultato che non deve stupire considerando che Tuminas sia uno dei maggiori registi teatrali contemporanei che, dal 2007, dirige fra l’altro il Teatro Vakhtangov di Mosca, uno dei più importanti della Russia. L’opera trae spunto da un dramma scritto in versetti da Mikhail Lermontov, a sua volta uno dei migliori poeti romantici del XIX secolo. Si tratta di un capolavoro della letteratura russa che ancora nel 1999 è riuscito a ottenere la Maschera d’oro, il premio più importante del teatro russo. In poche parole non si contano i primi posti sui podi ‘e scusate se è poco’. 

In scena lo scorso week-end ben venti attori, tutti russi che hanno recitato in linguamadre. Agli spettatori italiani è stato reso possibile assaporare l’opera grazie a dei sovratitoli nella nostra lingua predisposti dal Teatro Mercadante. Il talento della performance recitativa è stato accompagnato dallo stile particolareggiato dei meravigliosi costumi che ritraggono a pennello l’epoca dell’ambientazione e dalle musiche di Faustas Latenas e dal famoso valzer che nel 1940 Aram Khachaturian compose appositamente per una rappresentazione di “Masquerade” presso il Teatro Vakhtangov. Il fiore all’occhiello rimane tuttavia la suggestiva scenografia che con una statua e un manto di neve è riusciuta a evocare la magia di una romantica San Pietroburgo. Soprattutto grazie a quella stessa neve che nelle sue varie forme, da soffice fiocco a pallina fino a enorme palla, durante tutto lo spettacolo si fa silenziosamente portavoce di una verità: come dalle cose piccole si possa arrivare alle grandi, dai dettagli alle valanghe dinnanzi alle quali si è ormai inermi. Del resto è in fondo la storia del protagonista, Eugène Arbénine, personaggio che è stato di frequente accostato all’Otello di Shakespeare: un uomo che, accecato dalla gelosia, si lascia fuorviare delle malelingue divenendo vittima di qualle classe sociale sanpietroburghese corrotta dall’avidità, dal gioco d’azzardo e dagli interessi politici. L’esperienza di un singolo che a livelli diversi e con sfaccettature molteplici si fa espressione dei mali e delle paure di una società e forse del mondo intero, superando confini geografici, ostacoli di lingua e distanze temporali.

 

 

 

 

Con Evgeny Knyazev, Mariia Volkova, Leonid Bichevin, Lidia Velezhova, Yury Shlykov, Alexander Pavlov, Aleksandr Ryshchenkov, Andrey Zaretskiy, Mikhail Vaskov, Oleg Lopukhov, Maria Berdinskikh, Ekaterina Simonova, Aleksandra Streltsina, Maria Shastina, Irina Dymchenko, Olga Nemogay, Vladimir Beldiyan, Yury Kraskov, Evgenii Piliugin, Evgeny Kosyrev.

 

 

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