Novità sulla legge 104: ecco cosa cambia e chi può usufruirne

Novità sulla legge 104: ecco cosa cambia e chi può usufruirne

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La Legge quadro 104/92, è la norma di riferimento in materia di integrazione e assistenza alle persone disabili e ai loro famigliari.

La Legge, in materia di “salute psicofisica”, è molto chiara, stabilendo che le persone con disabilità grave abbiano il diritto ad avere accanto l’assistenza di una persona che conoscano e con cui hanno un rapporto affettivo. A garanzia di tale diritto la Legge 104/92 prevede una serie di permessi retribuiti per chi possiede un rapporto di lavoro dipendente per assistere disabili gravi che, però, necessariamente condividano lo stesso domicilio: genitori, figli, coniugi o parenti e affini entro il secondo grado di parentela; i permessi sono concessi per tre giorni al mese, anche frazionabili ad ore, con il riconoscimento dei contributi figurativi a fini pensionistici. Con una nuova sentenza della Corte Costituzionale del 23 settembre scorso, inoltre, si amplia la platea degli aventi diritto legittimando anche le persone “conviventi”. Le istruzioni poter beneficiare di tale diritto sono reperibili sul sito dell’Inps o in alternativa ci si può rivolgere ad un CAF per lo svolgimento di tutta la pratica. Possono richiedere la certificazione tutte le persone con minorazione psichica, sensoriale e fisica superiore al 33%, ovvero, tutte le persone che dalla nascita, a causa di un incidente o di una patologia degenerativa, si ritrovano ad avere un’oggettiva capacità lavorativa e un’autonomia ridotta di almeno un terzo rispetto alla media delle altre persone. La nuova sentenza costituzionale è stata la diretta conseguenza di un problema sollevato da una dipendente della USL di Livorno convivente di un compagno affetto da morbo di Parkinson che si vedeva negati i diritti di assistenza perché non legati da vincolo matrimoniale; nell’ambito della causa di lavoro della donna la sentenza ha stabilito l’illegittimità costituzionale dell’articolo 33 comma 3 della L. 104 del 1992, che non include tra gli aventi diritto i conviventi. Secondo la Consulta anche questi ultimi possono chiedere i permessi retribuiti, perché una loro esclusione violerebbe gli articoli 2 (diritti inviolabili), 3 (uguaglianza dei cittadini) e 32 (tutela della salute) della Costituzione. I giudici spiegano che il verdetto non intende equiparare coniugi e conviventi, ma ha l’obiettivo di tutelare la salute psicofisica del soggetto con handicap. La Corte infatti ricorda di aver «più volte affermato» che la «distinta considerazione costituzionale della convivenza e del rapporto coniugale non esclude la comparabilità delle discipline riguardanti aspetti particolari dell’una e dell’altro che possano presentare analogie ai fini del controllo di ragionevolezza a norma dell’articolo 3 della Costituzione».

 Di Giuseppe Musto