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Basta pensare alla crisi! ci vuole una Vita Nova

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Riflettevo sulla necessità di una Vita Nova, il risveglio di un paese che aspira sempre più alla civiltà, nonostante le centinaia di contraddizioni che danno il senso di voglia di ricostruire c’è una parte che vive da sempre al potere pur non avendo le capacità e lo spirito d’adattamento al cambiamento. Basta pensare ai circa 160 tavoli di crisi attualmente aperti al ministero dello Sviluppo economico, che coinvolgono 120 mila lavoratori,solo  l’anno scorso sono  stati sottoscritti solo sessantadue accordi che hanno evitato appena  12 mila licenziamenti. Ahimè non c’è stato nulla da fare  per le oltre 380 mila imprese di varie dimensioni, le quali hanno chiuso lasciando migliaia di famiglie senza un reddito,con un impoverimento di fatto di interi paesi della nostra penisola. Inutile immaginare che  possano risolversi le vertenze Sgl Carbon , Electrolux,  Alcatel, Micron, Telis, Ittierre, Ideal Standard. Il susseguirsi dei governi non porta ad altro che un invereconda danza che accompagnerà l’alternarsi dei grandi speculatori di Stato ai vertici delle aziende pubbliche e semi-pubbliche. Mi chiedo se si tornasse a preservare il lavoro, eliminando del tutto o in parte mediatori e finti rappresentanti di una classe operaia completamente dilaniata dai nuovi mondi commerciali, anziché continuare ad  apparecchiare tavoli che si trasformano in veglie funebri? Una volta evidentemente batteva un cuore… il quale faceva da propulsore sia alle idee che  alla voglia di darsi da fare. Forse era un vero e proprio habitat favorevole a fornire ai cittadini la possibilità di assicurare un decente livello di benessere alle proprie famiglie. Un paese che vive di assistenzialismo, dove le maestranze, gli artigiani, le professioni sono letteralmente alla fame nera, ogni forma di creatività non riesce neppure a germogliare, pare restare perennemente nel ventre del pensatore restando li per sempre! Le imprese d’interesse pubblico, gli uffici di collocamento le segreterie dei partiti sono gestiti o meglio ancora mal gestite, mai una volta che sia stato pesato un curricula, inutili citare paesi limitrofi dove ciò in parte non accade. Basti immaginare la scia  di fumo in volata rapida di un F35, per capire quanta distanza ci sia fra i  qualificati top manager stranieri e i super  pagati  dei nostri medio-manager. La politica: Le continue propaganda da parte degli schieramenti politici cominciano a crollare giorno dopo giorno, basta leggere questi numeri per rendersi conto di quanto lo stato delle forze dell’ordine sia sempre meno performante:  40 mila uomini in meno nei prossimi due anni per forze dell’ordine e vigili del fuoco. E’ l’effetto del piano di tagli a cui lavora Cottarelli su richiesta della presidenza del Consiglio che prevede risparmi per 700 milioni. I carabinieri scenderebbero da 118 a 95 mila unità, la polizia da 110 a 97 mila, la Gdf da 68 a 56 mila. I sindacati: “Siamo disposti a discutere di un contratto unico, ma prima bisogna abolire il decreto” sul lavoro che prevede contratti a termine senza causale per tre anni. Lo dice il leader Cgil, Susanna Camusso, a Matrix, sostenendo che “si è fatta esattamente l’opposto di quello che lo stesso premier dichiarava: si è creata un’altra forma di precarietà”. Come se non bastasse, le tegole continuano a colpirci: L’Italia è l’unico Paese del G20 che nel quarto trimestre del 2013 ha fatto registrare un tasso annuale di crescita negativo, con un Pil in contrazione dello 0,9%. Lo riferisce l’Ocse nelle consuete statistiche trimestrali. Il nostro Paese è anche quello che tra i venti grandi è cresciuto meno nel quarto trimestre del 2013, con un Pil in aumento di appena lo 0,1% rispetto al trimestre precedente. (F.Eco.)

di Raffaele Del Giudice

 

 

 

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