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Falsa partenza, debacle annunciata

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Il Napoli, dopo tre giornate, ha racimolato soltanto 2 punti. Ma…. Il profeta Sarri lo aveva detto:“Difficilmente le mie squadre partono bene” Era la metà di luglio del 2015, al Teatro Comunale di Dimaro, veniva presentato alla stampa il nuovo allenatore del Napoli.Davanti ad una platea gremita di giornalisti, e con una città intera che aspettava iniezioni di fiducia, dato il grande scetticismo che aveva accompagnato l’annuncio del tecnico ex Empoli, un sincero Maurizio Sarri, con la “solita” umilità, disse quello che nessun napoletano avrebbe voluto sentire: “Difficilmente le mie squadre partono bene in stagione”.

Per molti fu un “mettere le mani avanti”, un paracadute contro le inevitabili critiche che sarebbero piovute, al primo passo falso, su di un mister che non aveva fatto saltare di gioia i tifosi azzurri.

Tuttavia, se un po’ si conosce la storia di Sarri, delle sue squadre, ci si accorge che non è affatto così.

Le “false partenze” dell’allenatore napoletano sono una logica conseguenza della sua preparazione atletica e dei suo modo di fare calcio.

Senza voler ripercorrere a ritroso l’intera carriera del tecnico, basti guardare alle ultime due squadre che ha allenato, o meglio che ha allenato da inizio campionato e non da subentrante: l’Alessandria 2010/2011 e l’Empoli 2012/2013.

Quell’Alessandria collezionò, nelle prime cinque partite, soli cinque punti; quell’Empoli riuscì a fare anche peggio: tre punti nelle primo otto partite.

Con una partenza così, e le relative critiche, condite da malumori nelle tifoserie, non si poteva certo andare lontano….quell’Alessandria fece 55 punti, accedendo ai play off (nonostante le più quotate Salernitana. Verona e Spezia), quell’Empoli fece 73 punti, accedendo ai play off (nonostante le più quotate Bari, Novara e Cesena).

Erano quindi squadre attrezzate per il salto di qualità, con un potenziale enorme e con delle importanti individualità. Come il Napoli 2015/2016.

Sarri allora va soltanto aspettato.

Si dirà “ok, aspettiamolo, ma intanto le altre vanno”, “Napoli non può aspettare”; obiezioni di poca consistenza in un campionato, come quello italiano, dove chiunque ha “alti e bassi”, dove tutti, prima o poi, hanno dei cali, tranne, forse, chi, a suon di milioni, ha deciso di puntare allo scudetto, ma questo è un discorso che riguarda altri…per ora.

Anche il Napoli di Mazzarri, come quello di Benitez, alternava fasi di grande calcio e di spaventosa intensità di gioco, a fasi contraddistinte da una sequela di risultati negativi, con calciatori poco dinamici e dall’andamento compassato.

Sarri, ahi lui, mostra queste criticità principalmente ad inizio campionato. Ma perché?

Ci sono due ragioni fondamentali che hanno condotto la squadra di De Laurentiis ad un inizio di stagione così stentato.

La prima attiene al modo di fare calcio dell’allenatore napoletano.

Vedendo attentamente il “precampionato” del Napoli, sia a Dimaro sia a Castelvolturno, ma soprattutto studiando le partite dell’Empoli, si nota come le squadre di Sarri si basino su meccanismi “studiati”, caratterizzati da movimenti simultanei, quasi all’unisono, di tutti e dieci i calciatori di movimento, con la difesa (il reparto più in sofferenza in queste prime gare ufficiali) che insieme “sale” nelle fasi di gioco attive, raggiungendo la linea di metà campo, e insieme “si abbassa” nella fase di non possesso.

E dinamiche simili interessano i movimenti dei centrocampisti e persino delle punte.

Si tratta di schemi di gioco e di modalità di copertura del campo che necessitano di tempo per essere apprese dai calciatori, ai quali è richiesto uno stato di forma ottimale sia dal punto di vista fisico, naturalmente, sia da quello mentale, dal punto di vista dell’applicazione.

Considerato che Sarri ha avuto la squadra al completo soltanto a fine luglio e che è un allenatore che,  più di altri, abbisogna di tempo affinchè la squadra assimili i suoi meccanismi ne consegue un Napoli non perfetto al “pronti, via”.

Per conferme, chiedere a quell’Alessandria e a quell’Empoli.

Ma c’è anche un’altra ragione che spiega questo inizio difficile degli azzurri: il cambio di preparazione estiva.

Rafa Benitez era un allenatore che prediligeva l’allenamento “con la palla”, lavorando meno sulla parte atletica.

Maurizio Sarri invece, come confermato dal preparatore atletico Francesco Sinatti, che ben conosce il tecnico ex Empoli, nella fase di preparazione estiva predilige un programma in cui il 60% è lavoro atletico ed il 40% con la palla, passando poi, durante la stagione agonistica ad un rapporto di 20-80%.

D’altronde lo stesso Hamisk, dopo i primi giorni di ritiro, lo aveva dichiarato: “Fisicamente lavoriamo molto di più”.

Da questo tipo di preparazione non può che derivare un inizio di stagione dove i calciatori mostrano un passo compassato, una dinamicità contratta, le cosiddette “gambe pesanti”; si tratta però di una preparazione che alla lunga paga…

Per conferme, chiedere a quell’Alessandria e a quell’ Empoli.

Si tratta quindi soltanto di pazientare tenendo ben presente che la dimensione del Napoli è comunque questa: una tranquilla Europa League, pronti però a sfruttare eventuali “passi falsi” delle big, sicuramente più attrezzate (a suon di milioni) per un posto in Champions.

Già con il Brugge, si è visto (al di là del cambio di modulo e della pochezza degli avversari) un Napoli più pimpante, più “in gamba”.

Si è quindi sulla strada giusta per prendersi qualche soddisfazione a fine campionato…per conferme, chiedere a quell’Alessandria e quell’Empoli che, partite male, hanno poi raggiunto i play off.

E allora c’è da rallegrarsi, perché gli unici play off  che il Napoli potrebbe raggiungere sono quelli di Champions League.

di Mario Civitaquale

 

 

 

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