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San Gennaro sul T-Max.

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Napoli – Ci sono i “pray” a mezza pensione, e quelli a pensione completa.L’ho sempre detto a San Gennaro che è uno stacanovista, “pray” tutto l’anno lui. 
Al Pataterno, qualche volta pure ad Allah se ce n’è bisogno. 
Lui è multiculturale per davvero, come la mia città. 
Se ci fermiamo a riflettere, noi napoletani abbiamo il terrore dietro l’angolo.
Lo abbiamo vissuto talmente tanto che si è finiti per immagazzinarlo tra gli usi e le consuetudini di questa città.
C’è un cadavere per terra? Ma io devo andare a fare la spesa. 
Quasi come se lui, il morto schiattato con due colpi alla testa, ci dicesse: “vai Titì passa, la vita continua”.
C’è complicità tra noi e i morti a pistolettate della camorra. Sono capaci di dirigere il traffico pure da morti.
Gente che spara a bruciapelo e ammazza altra gente alle quattro del pomeriggio, in mezzo alla folla che sta ultimando la spesa per il pranzo della Domenica.
Si sparano tra loro, questo è vero. 
Solo che ogni tanto ci scappa il povero cristo che sta andando a buttare la munnezza, prima di essere colpito dalla munnezza stessa.
La stessa munnezza fondamentalista che vive chiusa in se stessa, nelle macerie del proprio quartiere degradato, circondato dallo Stato. Ma che colpisce lo stesso dal suo interno, proprio come a Parigi.
Quella che al posto dei cavalli e delle carrette, abbraccia il progresso e cavalca il T-Max.

di Jacopo Menna

 

 

 

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