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La Napoli di Gorbaciof

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Napoli – Un bus per scappare via, un aeroporto come simbolo di un’evasione voluta ma impossibile da raggiungere, intralciati da una vita priva di emozioni e che arreca ai personaggi solo brutture e marchingegni meschini, capaci di far sprofondare l’anima nel buio più totale e senza mai guardare con il sorriso alla luce del sole.

La notte, il gioco d’azzardo e quei soldi sporchi rubati al carcere di Poggioreale, nella Napoli tetra dei suoi sobborghi più popolari, caratterizzati dal loro sito nel cuore stesso della città.

Poche parole, tanta espressività nei suoi sguardi abbinata a gesti isterici che testimoniano la fragilità di un personaggio che ha assunto le sembianze della vita che svolge, impersonificato alla perfezione in quei marciapiedi frequentati solo da persone dai visi scavati dai pensieri, segnati da quella miseria “cattiva”, pronta a violare la legge e sporcarsi la coscienza. Non è certo alla povertà “ingenua”, quella tesa solo alla ricerca del pezzo di pane attraverso i lavori più infimi, che si accosta il personaggio di “Gorbaciof”.

Il viscido che lo circonda, ripreso dai capelli impomatati e dagli abiti che non cambieranno mai per tutta la durata del film, non impediranno al nostro protagonista di accostarsi a ciò che di più bello la vita riesce ad offrire: la spensieratezza dell’amore.

Il regista si ispira al candore orientale della giovane Lila per esporre la contrapposizione tra il bene e il male, tra purezza e meschinità.

Nonostante la trama già masticata, i personaggi all’ordine del giorno, gli infallibili cecchini della “Gomorra” di Matteo Garrone e un protagonista che rivelerà la sua essenza dopo circa 40 minuti di pellicola, rifacendosi a quel Titta Di Girolamo de “Le conseguenze dell’Amore” di Paolo Sorrentino, a noi piace gustarci questo particolare personaggio chiamato Toni Servillo, che saprà incuriosirci per tutta la durata del film, affiancato dal gradito ritorno di Geppy Gleijeses, già ammirato in “Così parlò Bellavista” nel lontano 1984.

Piccolo spunto di riflessione sul finale e su quei biglietti d’aereo consegnati alla propria donna senza però trarne mai beneficio reale. Gli amanti di Brian De Palma e Al Pacino di inizio anni Novanta capiranno…

GORBACIOF – S. Incerti (2010).

di Jacopo Menna

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