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“Mmamm ma – Storia di un attimo di vita in bianco e nero”: quando “l’alternativa alla stupidità è la solidarietà”

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A sinistra Christophe Mourey; a destra Alfredo Pezone (foto di Francesco Palladino).

POMIGLIANO D’ARCO – Un messaggio di pace è stato quello che è traspirato dalla presentazione del libro “Mmamm ma – Storia di un attimo di vita in bianco e nero” (Tullio Pironti Editore) che si è tenuta, come avevamo preannunciato, ieri sera sabato 9 aprile alla Feltrinelli-Point di Pomigliano d’Arco (NA) presso la Distilleria Culture District. Un messaggio di pace di cui alle volte bisogna rivendicare ancora l’importanza mostrando l’altra faccia della moneta, la crudeltà di un mondo in cui la pace sia assente. Così l’autore, Alfredo Pezone, racconta nel suo libro cosa abbiano significato le leggi antisemite a Napoli durante la Seconda Guerra Mondiale attraverso l’esperienza di un suo amico ebreo, Tullio, e del crimine commesso contro duecentoventuno bambini ebrei sotto i dieci anni che nel 1943 furono deportati da Roma ad Auschwitz. Ciononostante “Mmamm ma – Storia di un attimo di vita in bianco e nero” resta un’opera singolare nel suo genere: parla di barbarie, ma contiene allo stesso tempo canzoni, disegni e barzellette. Racconta una fiaba, per bambini e soprattutto per adulti. Una fiaba che, come si legge, possa iniziare un giorno con “C’era una volta ma ora non c’è più”. Alfredo Pezone non vuole spaventare i bambini, vuole solo avvisarli. Perciò sceglie per sé l’appellativo di “cuntastorie napoletano” e ricorre ai toni fiabeschi. Avvisarli perché “la capacità di ricordare non riporta in vita le persone ma, solo con la memoria, le cose, le persone, restano vive e tutto, tutto si può cambiare”.

In fondo ancora vivo è il dolore che provano i superstiti dell’Olocausto, ogni volta “come se stesse accadendo ancora”. Pertanto vivo come un fuoco che arde deve essere anche il ricordo di quell’incubo nella memoria collettiva affinché certi orrori non si commettano più. Sarebbe bello infatti credere che i campi di concentramento siano un’atrocità circoscritta a un solo periodo storico remoto, ma in realtà “il mondo che ci hanno lasciato è ancora un campo minato”. Lo dimostra la critica epoca storica e politica che stiamo attraversando in cui violenze e pregiudizi sembrano cercare ancora di predominare. Non bisogna sforzarsi troppo prima che affiorino subito alla mente le tristi condizioni delle favellas brasiliane contemporanee o il degrado degli accampamenti per profughi che in questo periodo sono tanto argomento di conversazione nei salotti televisivi, spiega o’ cuntastorie durante il suo intervento. Non bisogna spremere troppo le meningi per ricordare quelle ingiustizie di cui quotidianamente ascoltiamo le news dai mass-media. Le discriminazioni e le brutalità che ritroviamo in fila come i vagoni di un treno diretto verso un forno crematorio nel ventre dell’albero che Anne Frank vedeva dalla sua finestra sulla copertina del libro curata, assieme all’impaginazione interna, dal grafico Giuliano Piccolo. Apriamo poi il volume e fra le pagine assaporiamo la forza e l’efficacia dei disegni in tre colori – verde, blu e rosso – dell’artista francese Christophe Mourey che accompagnano visivamente la lettura.

La serata ha intrattenuto i presenti anche con la proiezione del video “Make Love & Fight Nazis!” elaborato da sette studentesse del quinto anno del Liceo Linguistico Luca Pacioli di Sant’Anastasia (NA): Rosa Manzo, Noemi De Rosa, Chiara Ferone, Antonia Maria, Carolina Miron, Inga Piccolo ed Emiliana Rancella il cui impegno è stato premiato con la consegna a ognuna di un attestato su pergamena e di un lavoro di Christophe Mourey. La parola chiave del loro lavoro è stata “Speranza”, a partire da un estratto dello stesso libro di Alfredo Pezone che assieme a Mourey ci invita tutti a riporre fiducia nel domani, nella possibilità che le cose possano cambiare, che “il treno delle bestialità possa essere fermato”. In fondo l’unione fa la forza. La stessa storia ce lo insegna, come le Quattro giornate di Napoli, ma è importante anche il valore della scelta della disobbedienza civile della singola persona che di fronte alle prime leggi raziali servì a salvare la vita di Tullio e di tanti altri ebrei. Ed è da queste forme di eroismo, purtroppo non sempre adeguatamente documentate nei libri di storia, che dobbiamo trarre esempio per vivere il presente comprendendo che, come scrive Pezone, “l’alternativa alla stupidità è la solidarietà”.

Di Valentina Mazzella  

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