Home Cronaca Attacco a Rouen: sgozzato il parroco di una chiesa

Attacco a Rouen: sgozzato il parroco di una chiesa

1993

NORMANDIA – Nuovo attacco di matrice islamica in Francia. È accaduto oggi in Normandia, nella provincia di Rouen. Presso la chiesa di Saint-Etienne-du Rouvray due uomini armati di coltello hanno sequestrato il parroco, due suore e due fedeli che si trovavano nel luogo sacro. Sono intervenute le teste di cuoio che hanno ucciso gli assalitori e salvato gli ostaggi. Tutti tranne il prete, padre Jacques Hamel di 86 anni, che è stato sgozzato. Un altro sequestrato è stato ferito alla gola e al momento, in condizioni gravissime, è ricoverato in ospedale. Fattibile, stando ad alcune fughe di informazioni, è che si tratti di una religiosa. Fortunatamente illesi tutti gli altri superstiti grazie alle Brigate di pronto intervento (Bri) delle forze dell’ordine di sicurezza che presiedono a Rouen. Le ultime indagini avrebbero rivelato che i due sequestratori fossero entrambi nati in Francia, sebbene parlassero in lingua araba. Uno dei due era in libertà vigilata, con tanto di bracciale elettronico, e non poteva stare fuori casa per più di quattro ore a giornata, dalle 8:30 alle 12:30. Era schedato e sorvegliato proprio per ragioni legate al terrorismo: pare che nel 2015 avesse già tentato di arruolarsi nell’esercito jihadista in Siria venendo tuttavia bloccato lungo la frontiera turca. La madre, sconvolta, racconta che il figlio di 19 anni dicesse spesso di non riuscire a predicare il suo culto musulmano in Francia e che fosse ormai totalmente condizionato, come facesse parte di una setta. Col passare delle ore aumentano i dettagli della vicenda resi pubblici, si fa maggiore chiarezza sul fenomeno del cyber-reclutamento e si attende tramite social la rivendicazione scontata dello Stato Islamico che ha interesse ovviamente ad accrescere l’immagine del proprio potere di morte e che, se potesse, dichiarerebbe opere sue anche il buco nell’ozono e la morte del gatto del vicino.

Intanto ciò che colpisce maggiormente l’opinione pubblica è l’idea che questa volta non siano stati scelti obiettivi urbani di un certo rilievo. Nessuna Parigi, nessuna meta di turismo, nessuna grande città. È l’attacco alla tranquillità e alla quotidianità della periferia decentrata. È il terrorismo che agisce contro le parti più deboli della Nazione. Il presidente Hollande invita alla forza e alla fermezza e sottolinea come si sia trattato sicuramente di un attacco di natura islamica dato che i due assalitori, prima di morire, hanno urlato Daesh: acronimo arabo usato in alternativa ai più comuni Isis (Stato Islamico in Iraq e in Siria) e Isil (Stato Islamico in Iraq e nel Levante).

Come spiega il giornalista di origine egizia Magdi Cristiano Allam, noto per essere spesso ospite della trasmissione Quinta Colonna, il fatto che il terrorismo islamico sia costituito allo stato attuale prevalentemente dai cosiddetti “cani sciolti” non sminuisce la gravità del fenomeno che sta ferendo l’Occidente, anzi. Si tratta di un’aggravante se si considera che l’assenza di un’organizzazione verticale renda ogni attacco più imprevedibile per le forze dell’Intelligence. È come se si stesse combattendo contro una piovra gigante i cui folli e vorticosi tentacoli rappresentino i terroristi di varia natura, mentre la testa di questa indomabile bestia è data esclusivamente da un’ideologia condizionata dal malato estremismo musulmano. A dir poco a pennello calza la metafora di Allam che prosegue e aggiunge che, alla luce di ciò, ogni problematica personale dei terroristi può essere declinata. Ciononostante non sono questi il cuore pulsante degli avvenimenti, la scintilla che dà fuoco alla miccia. Senza che ci sia bisogno di coordinarsi con un’autorità o un centro di riferimento, chiunque la mattina può svegliarsi e decidere di commettere una strage. L’Intelligence può intercettare telefonate, controllare la messaggistica di individui sospetti, fare sopralluoghi e quant’altro, ma non potrà mai entrare nella testa delle singole persone. È preferibile pensare che si tratti di isolati casi di follia perché “un matto fa meno paura di un terrorista”, dice il criminologo Alessandro Meluzzi. Eppure le indagine degli inquirenti dimostrano quasi sempre il contrario: tutti i pazzi omicidi protagonisti degli attacchi che si sono susseguiti fino ad oggi si aggrappavano a un’ideologia islamica. Falsa, deviata, corrotta e malsana. Un’ideologia sicuramente manipolata che non rammenta le parole del Corano “Getta fiori a chi ti getta sassi”, ma riconosciuta dai terroristi come musulmana. Il male non viene dunque dall’Islam, ma il culto di Maometto, per questioni politiche ed economiche, diventa purtroppo canale di sfogo per molti esasperati che il più delle volte paradossalmente non sono neanche praticanti.

Tuttavia in questo caso, considerando il passato di uno dei due assalitori, forse tanto imprevedibile l’episodio non è stato. Non necessitava il giovane in libertà vigilata di maggiore controllo? La Francia perde colpi e vittime. La Chiesa si mortifica nell’assistere al primo vero attacco alla sua istituzione in Occidente, ma non demorde e invita i fedeli alla preghiera. Si riflette ancora una volta sul concetto di integrazione e si prova nonostante tutto ad andare avanti. La cicatrice indelebile è la sofferenza. Del resto ennesimo attacco, ma non ennesimo dolore. Quello, il dolore, non è mai lo stesso. Ogni volta è diverso, si mescola a pericolosi sentimenti di abitudine, vendetta e rancore che il populismo della politica cavalcherà senza scrupoli anche domani.

Di Valentina Mazzella

3 Commenti

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