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DA ALBIOL ALLA CHAMPIONS, I MOTIVI DI UN CROLLO

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Napoli Il Napoli cade a Bergamo per mano di una modesta ma organizzata Atalanta.

Gli azzurri sono stati irriconoscibili, giocando male, coprendo il campo peggio.

Difficile anche trovare un colpevole e dire chi si è salvato.

L’unica cosa fattibile per chi “mastica” il calcio è provare ad individuare i motivi di quella che, più che una sconfitta, è apparsa una disfatta.

Innanzitutto onore e merito all’Atalanta di Gasperini, che vanta tra le sue abilità quella di riuscire ad imbrigliare gli schemi di Sarri: tre uomini fissi su Hamsik, Jorginho e Zielinski e il Napoli è ancora domato.

Ma lo scarto di qualità era troppo elevato, non basta questo a spiegare lo stop. C’è altro.

Finora i partenopei, tra campionato e Champions, hanno giocato 9 partite ad altissimo livello, regalando spettacolo e vittorie e strappando applausi e complimenti; eccetto il primo tempo di Pescara, il Napoli non ha mai sfigurato, Marassi compreso.

E’normale quindi allentare la tensione; è addirittura fisiologico dopo il Benfica.

Infatti dopo la straordinaria prestazione in Europa, era prevedibile che molti calciatori fossero stanchi, seppur non fisicamente, mentalmente.

Lo si è visto in Ghoulam, Hysaj, Callejon, Hamsik, Jorginho ma anche nel subentrato Mertens. Forse qualcuno andava lasciato fuori vista la lunghezza della rosa.

Sicuramente questo appannamento mentale post-Champions va iscritto tra le concause.

Forse però la causa principe è un’altra. La mancanza di Albiol.

Attenzione il discorso va ben inteso. Maksimovic è un ottimo elemento che diventerà un top e forse sul gol è quello che ha meno colpe.

Ma Albiol è altra storia. Forse in questo Napoli orfano di Higuain è l’unico elemento fondamentale.

Non si parla solo della qualità di Albiol, che conosce gli schemi di Sarri, comanda la difesa ed è un regista aggiunto nonché un punto di riferimento per le linee di passaggio dei centrocampisti.

Ci si riferisce all’Albiol uomo. Con Reina distante dal centro del gioco, l’esperienza di Albiol nel chiamare i movimenti, nel coordinare , semplicemente nell’essere lì, è fondamentale, soprattutto quando le cose si mettono male.

A Bergamo, al netto di Reina, l’età media in campo era di 24 anni. Mancava la “guida” che, nei momenti difficili, traina il gruppo, anche solo col comportamento.

Forse perciò la Juve vince partite brutte, forse perciò prende Dani Alves e Higuain, forse perciò punta su Evra, Buffon, Bonucci, Barzagli, Chiellini. Alcune volte, quando il fisico o la mente non c’è, vince l’esperienza.

Non si critica il Napoli , che resta tra le squadre più forti del campionato. Né si critica il mercato azzurro, ottimo sia per quest’anno che in prospettiva.

E’solo un analisi dei motivi di un crollo.

di Mario Civitaquale

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