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L’Azione Cattolica Italiana festeggia 150 anni di fede e coraggio dalla sua fondazione

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ROMA – «Voglio un’Azione Cattolica tra la gente, nella parrocchia, nella diocesi, nel paese, nel quartiere, nella famiglia, nello studio e nel lavoro, nella campagna, negli ambiti propri della vita» è il desiderio espresso da Papa Francesco domenica 30 aprile davanti a una folla di soci e simpatizzanti provenienti da tutte le diocesi di Italia. Tutte riunite fra le braccia di piazza San Pietro per festeggiare insieme i 150 anni che l’Azione Cattolica ha compiuto dalla sua fondazione. A far eco all’entusiasmo generale le note dell’inno “Futuro Presente”, composto e interpretato dal cantautore Francesco Sportelli che aveva già cantato anche in occasione del Giubileo del 2000 con Papa Giovanni Paolo II.

Da festeggiare in effetti c’era e c’è molto. In fondo durante questo secolo e mezzo ne sono successe di cose e non è andato neanche sempre esattamente tutto rose e fiori. L’associazione nacque nel lontano 1867 dall’iniziativa di due giovani universitari, Mario Fani e Giovanni Acquaderni, come Società della Gioventù Cattolica Italiana, per riunire i cattolici laici. Il motto «Preghiera, Azione, Sacrificio» già sintetizzava la fedeltà a quattro principi fondamentali: l’obbedienza al Papa, un’educazione incentrata sullo studio della religione, una vita vissuta secondo i principi del Cristianesimo e un impegno attivo nella carità verso i più deboli e i più poveri.

Nel 1904 con Papa Pio X l’associazione venne ribattezzata con il nome con cui ancora oggi la conosciamo, considerata fin da subito dalla Chiesa come il principale strumento con cui combattere il modernismo quando non sposava il Vangelo. Nel 1908 con Maria Cristina Giustiniani Bandini e la collaborazione di Adelaide Coari nacque anche l’«Unione fra le Donne Cattoliche Italiane». Nel luglio dell’anno successivo Vincenzo Ottorino Gentiloni ricevette da Pio X l’incarico di dirigere un’organizzazione contigua all’Azione Cattolica, l’«Unione Elettorale Cattolica Italiana» (UECI) che con Giolitti nel 1912 avrebbero stipulato il celebre “Patto Gentiloni”. Nel 1918, grazie ad Armida Barelli e al sostegno di papa Benedetto XV e Pio XI poi, fu la volta, all’interno dell’Unione Donne, della «Gioventù Femminile di Azione Cattolica».

Sono poi tante le tappe importanti del percorso degne di essere ricordate, ma qui rammentiamo soprattutto il periodo difficile attraversato dall’AC fra il primo Dopoguerra e gli anni Quaranta, quando diverse sedi furono attaccate e devastate dai militanti fascisti, stimolati da una profonda avversione anticlericale. Mussolini infatti, il 9 aprile del 1928, aveva decretato lo scioglimento di tutte le associazioni che non fossero state fasciste. Tuttavia il Vaticano non poteva accettare lo scioglimento anche dei circoli di Azione Cattolica, la “pupilla degli occhi” del papa. Pertanto Mussolini, per non compromettere l’equilibrio raggiunto con i Patti lateranensi, fu costretto a escludere dal divieto l’Azione Cattolica, a patto che i suoi soci svolgessero la propria attività fuori da ogni partito, unicamente per diffondere i principi cattolici. Di fatto però la Chiesa cattolica non abbandonò mai il suo impegno pastorale che non escludeva, ieri come oggi, la responsabilità sociale. L’Azione Cattolica finì dunque con l’essere «una manifestazione di mai represso antifascismo», nonostante la violenza e i soprusi subiti in svariati episodi.

Passa il tempo e fra prove di fede e gioia condivisa nella Parola, negli anni Settanta e Ottanta l’AC non era più l’unica associazione dei laici cattolici. Con il Concilio si affermarono  nuove realtà, spesso fondate da vecchi soci, come il Movimento dei Focolari, la Comunità di Sant’Egidio, Comunione e Liberazione, il Rinnovamento nello Spirito, il Cammino Neocatecumenale. Con l’andare avanti degli anni il numero di laici cattolici impegnati non è mai davvero diminuito, ma si è però distribuito in contesti diversi che hanno fatto scelte più specifiche. Nel frattempo l’AC ha continuato a proporsi come un’associazione vicina ai vescovi e ai sacerdoti, impegnata soprattutto nelle parrocchie e nella “formazione cristiana delle coscienze”.

E oggi eccoci qua, a contare centocinquanta candeline. Un secolo e mezzo di fede, coraggio, dedizione e azione vissuti alla luce del Vangelo perché tutti i cristiani, con il sacramento del Battesimo, sono chiamati a prendere la propria croce e a diventare, nonostante le avversità, “missionari della carità” nel quotidiano. Nella letizia della Buona Novella, testimoni dell’amore e della misericordia di Cristo. «Cari ragazzi, giovani e adulti di Azione Cattolica: andate, raggiungete tutte le periferie! Andate, e là siate Chiesa, con la forza dello Spirito Santo» è l’ultimo invito che Papa Francesco ha lanciato a piazza San Pietro. Perché in fondo tutto sta nello sforzarsi di essere dei credenti credibili.

Di Valentina Mazzella

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