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“Your name”: incalzante cometa capace di delicata nostalgia

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RECENSIONE – Successo di incassi e candidato agli Oscar per la categoria d’animazione, “Your name” è assolutamente un film da guardare. Un vero fiume in piena. O meglio: sarebbe proprio il caso di dire come una cometa che passa, ti ammalia con il suo splendore e ti travolge al pari dell’impatto di un meteorite.

Uscito in Italia a gennaio solo per tre giorni, il film è stato riproposto nei cinema nostrani anche in altri week-end fino a una nuova replica presso l’Auditorium della Mostra d’Oltremare in occasione del terzo giorno del Napoli COMICON 2017. E ancora il pubblico sembra non stancarsene. Un motivo ci sarà. Semplice condizionamento di massa, magari una moda? Se ne consiglia lo stesso la visione per formulare un’idea in merito.

“Your name” è l’ultimo lavoro di Makoto Shinkai, osannato dall’opinione pubblica come il degno erede dell’indiscutibile maestro Hayao Miyazaki. Un film emozionante, ma non fino alle lacrime come molti dicono. Forse i fazzoletti sono eccessivi anche per i più sensibili, ecco. Le grafiche dei disegni hanno richiesto due anni di sudore e il risultato notevole ne rende merito. Le immagini catturano l’occhio con i loro colori definiti e l’immaginario affascinante.

Fatta eccezione per Tokyo e la città di Hida, le ambientazioni sono di fantasia, ma ispirate a luoghi reali – il lago Itomori trae ad esempio spunto dal lago Suwa. Shinkai riesce così a proporre da un lato la frenesia caotica di una metropoli viva e dall’altro dei paesaggi suggestivi che si imprimono sullo schermo verdeggianti e tradizionali. Un dualismo che rispecchia la diversità delle vite dei due protagonisti, Taki e Mitsuha.

Accompagnati da delle musiche incalzanti che danno la carica allo spettatore, si assiste a una storia articolata, ma non contorta. Forse “poco equilibrata nei suoi due tempi”, come lo stesso Shinkai ha sentenziato, eppure ugualmente squisita. “Your name” è un viaggio su una strada ferroviaria in cui i binari sono distinti e reciprocamente indispensabili. Separati? Non tanto. Sono binari speciali capaci di intrecciarsi.

Come spunto narrativo in realtà il film non racconta nulla che non sia stato già scritto sui libri o portato al cinema. Scambio di corpi e dinamiche che ricordano anche la pellicola americana “La casa sul lago del tempo” (2006) di Alejandro Agresti, a sua volta remake di una produzione coreana del 2000. Ciononostante “Your name” ha l’abilità di non inciampare nel banale grazie alla maestria tecnica e alla sensibilità con cui si presenta. A tal punto che quando la visione termina, se ne prova nostalgia. Esatto: “Your name” finisce e la sua storia ti manca. Anche lo spettatore vaga come alla ricerca di qualcosa o qualcuno di indefinito. È questo il grande pregio che ne fa un piccolo capolavoro. Non tutti i film riescono in questa ardua impresa. Allora forse, per sopperire al vuoto che ci è stato lasciato dentro, ci toccherà leggerne il libro. Nella speranza di ritrovarvi atmosfere, sensazioni e delicato incanto.

Di Valentina Mazzella

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