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Dove sarebbe la presunta superiorità morale dell’ateismo?

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Avvenimenti come gli atroci attentati terroristici che si susseguono in Europa negli ultimi anni molto spesso costituiscono terreno fertile per intavolare conversazioni da bar in cui si ha l’arrogante pretesa di dare risposte definitive a millenarie domande esistenziali. Nonostante i toni spiccioli in cui se ne discute, di frequente si esprimono presuntuose sentenze promosse a verità assoluta senza, tuttavia, saperle argomentare nella maniera adeguata.

Ad esempio sicuramente in cima alla classifica la frase più pronunciata è “Se non ci fossero le religioni, non ci sarebbero le guerre”. Magari al seguito sarcastiche battutine ammiccanti del tipo: “Il prossimo mondo facciamolo senza religioni, grazie”. Ebbene, non ci si vuole innalzare a Maestrina dalla penna rossa e non è questa la sede per dilungarsi in una lunga lezione di storia, ma il dubbio sulla qualità degli insegnamenti dell’istituzione scolastica sorge spontaneo. Possibile che i fatti del Novecento siano sconosciuti a così tante persone? Mai studiati o ascoltati anche solo di sfuggita?

Che le religioni siano state da sempre manipolate e usate come pretesti ideologici per guerre e massacri è innegabile. Crociate, genocidi, stragi e innumerevoli crimini contro l’umanità sono vergognose colpe riconducibili a diversi culti religiosi, cristiani in testa, che nessuno vuole smentire. Ci mancherebbe: sarebbe oltraggioso e a dir poco ridicolo.

Ma delle macchie dell’ateismo non se ne vuol parlare? Perché una pubblicità tanto scarsa a certi misfatti? Il Novecento è soprannominato dagli storici “il secolo ateo” considerato che i dittatori che ne hanno dominato le scene (Lenin, Stalin, Hitler, Mussolini, Pol Pot, Mao, Ceausescu, Hoxha, Tito, Milosevic… ) erano miscredenti. “Le religioni sono l’oppio dei popoli” scriveva Marx e in parte avrà avuto sicuramente ragione, ma ben poco di razionale e civile c’è stato però negli sforzi violenti con cui i regimi comunisti hanno cercato storicamente di imporre l’ateismo di Stato alle popolazioni. Dov’era in quei contesti la presunta superiorità morale dell’ateismo? Alla faccia degli ideali illuministici, del bene supremo della Ragione e del progresso positivista, l’ateismo si è a lungo manifestato con sfumature nevrotiche e irascibili. E verbalmente continua spesso oggi a farlo, palesando di considerare perlopiù i credenti di ogni professione come dei gruppi di persone meno intelligenti da tollerare con malcelata insofferenza.

Frank Furedi, sociologo dell’Università del Kent.

È di questa opinione anche il sociologo Frank Furedi dell’Università del Kent che si espresse sull’argomento nel 2012 parlando di “una corruzione del concetto di ateismo”.  Nello specifico spiegava: «Ci fu un tempo in cui era molto pericoloso non credere in Dio [….]. Paradossalmente, oggi, quando l’ateismo gode di rispettabilità senza precedenti, viene trasformato in una nuova causa». Preseguiva poi asserendo a proposito del New Atheist: «L’ateismo si prende molto sul serio. Con la loro denuncia zelante della religione, i nuovi atei spesso assomigliano ai crociati medievali. Essi sostengono che l’influenza della religione debba essere combattuta ovunque essa alzi la sua brutta testa. Anche se chiedono che la religione debba essere contrastata con argomenti razionali, le loro pretese spesso sfiorano l’irrazionale e diventano isteriche […]. L’ateismo oggi si esprime spesso attraverso un linguaggio dottrinario, in maniera semplicistica identifica la religione con il fanatismo e il fondamentalismo. Ciò che colpisce è che chi denuncia il fondamentalismo lo fa spesso in stile altrettanto dogmatico di colui a cui pretende opporsi». La conclusione finale a cui giunge Furedi è la seguente: «Il nuovo ateismo si è trasformato non solo in una religione laica, ma in una religione secolare fortemente intollerante e dogmatica».

La verità è che è triste mettere sul banco d’accusa qualsiasi credo, punto di vista o quel che si voglia. Semplicemente però si vuol far intendere che la causa delle guerre non vada ricercata banalmente nelle religioni. Il problema è l’uomo stesso. L’uomo con la sua cattiveria a prescindere dalle ideologie. L’uomo con i suoi fondamentalismi. Non solo religiosi, estremismo ateo compreso dato che a queste condizioni non incoraggia il dialogo e il confronto. Per perseguire la pace del mondo ci vorrebbero più sani valori condivisi su larga scala ed è difficile, ma per evitare strafalcioni storici e pseudo-filosofeggianti basterebbe un po’ meno saccenza e qualche approfondimento in più per riflettere. Del resto ci sono gli invasati anche nelle tifoserie sportive e sono milioni i conflitti e i morti soprattutto per questioni economiche, eppure nessuno commenta mai che “il prossimo mondo andrebbe inventato senza stadi o senza soldi“.

Di Valentina Mazzella

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