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Lettera di un professore ai suoi alunni: l’invito alla fiducia di Gaetano Pugliese

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A sinistra Mimmo De Cicco e a destra Gaetano Pugliese del Centro La Pira.

POMIGLIANO D’ARCO – La storia del genere umano non è mai stata una passeggiata. Guerre, fame e paura sono piaghe che tormentano l’uomo da migliaia e migliaia di anni. Eppure siamo ancora qui ed è questa la consapevolezza che dovrebbe darci la forza per non abbandonarci alla rassegnazione e continuare ad avere fiducia nel domani. Oggi si può tranquillamente affermare che la condizione più critica nel panorama della società italiana del XI secolo appaia essere quella dei giovani non tanto banalmente per le problematiche che vivono quanto proprio per la perdita di speranza nel futuro che sta attraversando le ultime generazioni.

Anche la sociologia ha stimato che un giovane ventenne del Secondo Dopoguerra avesse un atteggiamento più positivo nell’approccio alla vita rispetto a un ventenne del 2017 perché, lasciandosi il conflitto alle spalle, le sue condizioni non potevano che migliorare. La crisi economica e la dilagante disoccupazione oggi invece non privano i giovani solo del lavoro e di uno stipendio adeguato. Con i diritti vengono rubati i sogni, le aspettative di una vita autonoma dai genitori, la possibilità di crearsi una famiglia… E dove regnano malcontento e frustrazione seguono a ruota sentimenti di pancia, astio, pregiudizi e forconi alla ricerca di un capro espiatorio da incolpare. Accendiamo la televisione e lo constatiamo ogni giorno. I fatti della cronaca lo attestano. È un cane rabbioso che cerca di mordersi la coda.

Eppure la domanda sussurrata con voce stanca e tono retorico è sempre la stessa: è davvero giusto tutto ciò? C’è un rimedio? Può magari la scuola rappresentare una soluzione, un freno di emergenza? Sì, può. Deve. La scuola intesa come agenzia educativa, la scuola come maestra di legalità, confronto e dialogo perché lì, fra i suoi banchi, siedono ragazzi destinati a diventare gli adulti del domani.

In foto il Centro Giorgio La Pira di Pomigliano d’Arco.

E lo fa attraverso i suoi insegnanti perché, nonostante qualche docente possa ancora dimostrare scarsa attitudine per la professione, di professori per vocazione ce ne sono ancora tanti. Sono insegnanti che hanno ben chiari gli obiettivi della scuola accanto alla trasmissione di conoscenza e competenze. Ne è uno squisito esempio Gaetano Pugliese, Fondatore e Presidente emerito del Centro Giorgio La Pira e della Biblioteca dei Ragazzi I Care, che quest’anno ha concluso la sua carriera scolastica presso l’I.T.I. Eugenio Barsanti di Pomigliano d’Arco (NA). Il professor Pugliese ha preferito non festeggiare l’evento, ma scrivere una lettera ai suoi studenti che di seguito vi proponiamo per intero:

Ciao ragazzi,
“Ciao, voglio dirvi che nel mondo c’è chi prega per noi… c’è chi veglia su di noi…”

Da una canzone di Adriano Celentano di molti anni fa prendo lo spunto per
scrivervi. Non stupitevi di questa mia lettera indirizzata proprio a voi.

Ho pensato di farlo perché un altro anno scolastico sta per concludersi e per me
è anche l’ultimo.

Le nostre ore di lezione, i giorni, i mesi, gli anni sono volati e ora possiamo
raccogliere il frutto del nostro lavoro.

Guardando indietro nasce spontaneo esprimere un grazie innanzitutto al Signore
della vita che ci ha fatto incontrare e vivere insieme questo tempo prezioso. Un grazie
sento di dire anche a quanti ci hanno aiutato a crescere come persone.

Il libriccino “Preghiere cristiane” che unisco alla lettera vuole essere, pertanto,
il segno di tutta la mia gratitudine.

La scuola non solo ci consente di acquisire competenze che nel tempo mutano e
si evolvono ma serve, soprattutto, a far crescere e a far comprendere il senso del nostro
“essere al mondo”. Ci educa al confronto con gli altri, ad aprirci alla diversità,
imparando pian piano ad accoglierla.

Attraverso voi, ragazzi di oggi, intendo rivolgermi a tutti coloro che in oltre
cinquant’anni ho incontrato nel mio percorso educativo, culturale, spirituale e sociale.
Desidero ringraziare soprattutto la comunità scolastica del Barsanti e di tutti gli Istituti
nei quali ho svolto il mio servizio di insegnante.

Conoscere in modo essenziale ma non superficiale le varie religioni del mondo
ed educare al dialogo interreligioso nel rispetto delle grandi tradizioni culturali dei
popoli sono stati gli obiettivi prioritari del mio impegno come docente.

Nella vita dell’uomo, dice la Bibbia, per ogni cosa c’è il suo momento, per tutto
c’è un’occasione opportuna. C’è un tempo per nascere e per vivere, un tempo per
piantare e costruire, un tempo per piangere e per ridere, un tempo per conservare e per
buttare via, un tempo per amare e per essere in pace.

In foto l’I.T.I. Eugenio Barsanti di Pomigliano d’Arco.

Oggi, per noi, è il tempo di mettere in pratica quanto abbiamo reciprocamente
imparato, lasciandoci guidare dalla generosità e dall’altruismo.

Vorrei tanto, cari ragazzi, che i vostri Natali non fossero soltanto colmi di doni
materiali ma di premurose attenzioni e di amore gratuito. La consapevolezza che nel
mondo esistono, oltre alle regole, le relazioni e che le une non sono meno necessarie
delle altre, vi deve accompagnare nel vostro percorso di vita.

Mi piacerebbe che inseguiste le emozioni più autentiche come gli aquiloni
inseguono le brezze, anche quelle improvvise e apportatrici di burrasche.

Imparate a creare voi la vostra vita, a riempirla di sogni e così porterete l’amore
sempre con voi, nascosto nell’intimo del vostro cuore.

“E dico ciao amici miei e voi con me direte ciao.

Ciao ragazzi ciao, voglio dirvi che vorrei per me grandi braccia
perché finalmente potrei
abbracciare tutti voi”.

Il vostro insegnante di religione Gaetano Pugliese

Pomigliano d’Arco, 20 maggio 2017
San Bernardino da Siena

Sono parole delicate quelle con cui Gaetano Pugliese abbraccia in maniera semplice e sincera i ragazzi che ha conosciuto. Allo stesso tempo si tratta tuttavia di un generoso invito all’ottimismo, alla fratellanza e alla condivisione che può risultare edificante per chiunque decida di accoglierlo nella propria quotidianità. Una lettera scritta da un animo sensibile che rammenta a tutti noi come oggi, nonostante le difficoltà e il superfluo, vi sia ancora spazio per i valori. In fondo la porta non è del tutto chiusa se all’orizzonte ancora brilla uno spiraglio.

Di Valentina Mazzella

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