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“I Miserabili”: al Teatro Mercadante Victor Hugo vive ancora

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Di Valentina Mazzella

RECENSIONE – Si ripete l’ovvio quando si dice che “I Miserabili” di Victor Hugo sia un capolavoro dal valore intramontabile, eppure non ci sono altre parole per scrivere di un’opera che attraverso i secoli continua a raccontare la realtà e a parlare alle persone di tutte le epoche. Nei drammi e negli intrecci della sua trama c’è sempre qualcosa di universale che innalza le vicende dei protagonisti a paradigma della società ancora oggi. Per questo la decisione della regia di Franco Però di portare sul palcoscenico del Teatro Mercadante di Napoli (fino a domani, domenica 6 maggio) l’adattamento di Luca Doninelli si è rivelata una grande sfida. Una sfida che possiamo dire essere stata vinta con successo grazie a un’ottima combinazione di cupe scenografie pieghevoli, che si prestano a un celere passaggio da una scena all’altra, alla scelta adeguata di costumi d’epoca e soprattutto alla notevole interpretazione degli attori calati nei panni di personaggi iconici senza render torto a Hugo (Franco Branciaroli, Alessandro Albertin, Silvia Altrui, Filippo Borghi, Federica De Benedittis, Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Andrea Germani, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Jacopo Morra, Maria Grazia Plos e Valentina Violo).

“I Miserabili” resta un’opera impregnata di valori cristiani, di pietà per le disgrazie degli ultimi, di rassegnazione e allo stesso tempo di desiderio di contestazione sociale. È la storia della conversione di un uomo e dei fantasmi che lo tormentano. La storia di un uomo di legge ossessionato dalla cattura di un vecchio detenuto di cui non accetta il riscatto. Un romanzo immenso in cui trovano spazio anche l’amore romantico, il bene di un padre per una figlia e tante riflessioni che ancora oggi interrogano la contemporaneità. Il perdono può davvero innescare la conversione e spingere verso l’onestà un criminale? Sono i galeotti a fare le galere o le galere a fare le galeotti? Il confine fra il bene e il male è definito in maniera netta? E chi sono i miserabili se non chi si pone al crocevia fra gli infami e i disgraziati? E guardando il mondo con gli occhi di Jean Valjean, nonché con quelli di Hugo, ci sorprendiamo a scoprire che in fondo i miserabili non sono scomparsi, ma vivono ancora ai margini senza che se ne parli tuttavia con lo stesso sentimento di indulgenza. Ecco allora che questo classico dell’Ottocento, raccontando di miseria, prostitute, ex-galeotti, orfani e rivoltosi, amori non corrisposti e avidità, riesce ugualmente a strapparci le lacrime, a commuoverci, a emozionarci.

 

 

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