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“La casa delle bambole”: un drammatico incubo

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RECENSIONE – Le bambole, soprattutto quelle antiche in porcellana, sono da sempre il feticcio degli incubi di molte persone. Non ci stupiamo dunque se a lungo il cinema horror le abbia scelte come uno dei propri archetipi per spaventare il pubblico scavando fra le paure più recondite dell’infanzia. Tuttavia la regia di Pascal Laugier con il film “La casa delle bambole – Ghostland” lo fa in maniera del tutto innovativa. Sovverte gli schemi a cui gli spettatori erano stati abituati ad esempio con Chuck o Annabel.

Scenografie, inquadrature e montaggio si sposano perfettamente per regalare a chi guarda una fotografia tetra e angosciante curata nel dettaglio. Abbiamo così la perfetta impalcatura per una trama che mira a esplorare le paure e le paranoie umane. Si parte dal racconto di un atroce episodio di violenza subito da due sorelle e dalla madre in una vecchia e inquietante casa ricevuta in eredità. Nessun demone, nessun mostro. Gli esecutori sono ‘solo‘ dei freaks. Le due ragazze riescono a salvarsi, ma a distanza di anni il passato torna a cercarle. Una ha superato il trauma diventando scrittrice, l’altra no. I fantasmi bussano di nuovo alla porta. L’incubo smette di essere un ricordo e le tortura di nuovo nel presente. Un horror che a sorpresa rivela componenti drammatiche. Una storia che non vuole banalmente spaventare il pubblico, ma desidera regalargli qualche interrogativo sulla follia umana e sull’insensantezza della violenza giostrando con l’esasperazione di situazioni al limite.

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