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Napoli, le pagelle di una stagione

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di Mario Civitaquale

Napoli Si è conclusa a Bologna la stagione del Napoli.

Una stagione sulla quale da queste pagine ci si è già pronunciati.

Non è stata una cattiva annata. Una stagione da 7 pieno, con la qualificazione alla prossima Champions conquistata da secondi con tre turni di anticipo.

Era un anno zero, il primo di Ancelotti, dopo tre anni di calcio di Sarri, con schemi e movimenti “impiantati” nel cervello dei calciatori.

Era una squadra che fisicamente e mentalmente rischiava di essere scarica dopo la cavalcata, inutile, dell’anno scorso. Una squadra data quinta o sesta alle griglie di partenza.

E’ stata una squadra che ha perso gli obiettivi stagionali solo al cospetto di Juventus, PSG, Liverpool, Arsenal e Milan in una “secca” a San Siro.

Insomma per tanti fattori non è stato un anno da buttare.

Ma veniamo ai voti, non singoli ma di reparto o settore.

Alla società va dato un 8: conti in ordine, squadra tutto sommato competitiva, acquisti tutto sommato azzeccati, ottime plusvalenze fatte e da fare e la ciliegina Carlo Ancelotti.

Unico grave errore: aver perso a gennaio due centrocampisti, le cui assenze hanno pesato nel corso della seconda parte della stagione.

Inoltre la cessione del capitano Hamsik, per quanto economicamente conveniente, è stata pesantissima sul piano tecnico e ha dato l’impressione di aver considerato già finito l’anno calcistico.

8 anche all’allenatore. Ha saputo adattare la squadra alle sue idee, dando maggiore imprevedibilità con l’utilizzo di più moduli. Ha dato la possibilità a tutti di giocare, cercando anche il ruolo giusto per ognuno.

Qualche errore Ancelotti lo ha commesso, e sul piano tecnico-tattico e sul piano gestionale, appoggiando di fatto le dannose cessioni di gennaio.

Portieri: 8 e mezzo. Mai il Napoli ha potuto vantare tre portieri tutti affidabili ed un titolare, Meret,  fortissimo e potenzialmente campione.

Difensori: 7 e mezzo. Sebbene in rosa ci sia Koulibaly, tra i più forti al mondo, e sebbene gli altri quando chiamati in causa hanno fatto bene, la squadra senza Albiol perde il 40-50 per cento. L’assenza dello spagnolo ha pesato sul calo degli ultimi mesi azzurri e verosimilmente su alcune eliminazioni. Anche il senegalese, senza il compagno di reparto, appare a volte disorientato.

Terzini: 6. Ce l’hanno messa tutta. Ma quelli in rosa o non sono adatti al gioco di Ancelotti, che predilige terzini tecnici e di spinta, o non sono da Napoli. Ghoulam va visto l’anno prossimo dopo l’infortunio patito, ma gli altri non hanno pienamente convinto, alternando buone a pessime cose.

Centrocampisti: 7. Singolarmente sono fenomeni tecnici ma, a campionato concluso, a parte Allan, né Fabian né Zielinski hanno un ruolo definito. Attenzione sono ottimi elementi ma va data loro una collocazione precisa. Inoltre manca un altro incontrista e soprattutto un metodista.

Attaccanti 7 e mezzo: il Napoli ha la pecca di avere un’unica punta fisica che peraltro non ha nemmeno tutte le caratteristiche della prima punta. Milik è assolutamente tra i promossi, ma al Napoli manca “chi la butta dentro”, sempre. Per il resto vanta uno dei pacchetti offensivi più completi d’Europa.

Perché nessun 8 ai giocatori di movimento? Perché tutti questi rilievi?

Per far capire a chi critica ad oltranza che nonostante questa squadra sia incompleta, soprattutto per il modulo di Ancelotti, tutto sommato è arrivata dove doveva arrivare ed ha espresso anche un buon calcio.

E per l’anno zero va bene così.

 

 

 

 

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