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Il Napoli non c’è più

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di Mario Civitaquale

Napoli Ennesima pessima prestazione del Napoli che, in casa contro il modesto e neanche troppo “asserragliato” Genoa, non va oltre lo 0-0.

Inutile dire che nelle ultime cinque partite tra campionato e coppa, gli azzurri hanno fatto quattro pareggi ed una sconfitta.

Inutile guardare quanto dista la zona Champions in classifica.

Inutile buttare giù, ancora, i numeri negativissimi della stagione.

Il Napoli non esiste più.

Non c’è più una squadra, non c’è più uno schema, non c’è più un modulo.

E’ triste, calcisticamente parlando, guardare oggi le partite del Napoli.

E’ stata una settimana paradossale: De Laurentiis impone un giusto ritiro, il buon Ancelotti si pone in disaccordo in conferenza, la squadra dopo una mancata qualificazione Champions si permette di lasciare il ritiro in un lussuoso hotel per “stare con la famiglia”, il tecnico va comunque a Castelvolturno, il presidente pensa di adire le vie legali, i tifosi giustamente contestano la squadra.

Un film.

L’epilogo è inevitabile.

Col Genoa gli azzurri, forse per riconquistare il pubblico, forse per farsi perdonare dal presidente, forse per dimostrare che sono uniti, ci mettono impegno e sudore.

Su tutti, provvidenziale Koulibaly, volenteroso Mertens, instancabile Di Lorenzo, gigantesco Zielinski.

Al di là degli errori, il Napoli voleva vincerla.

Ma non ha un allenatore, una guida, è allo sbaraglio.

Carlo Ancelotti, il cui bilancio a Napoli in un anno e mezzo è forse il peggiore dell’era De Laurentiis, considerando la qualità della rosa, sembra un passante.

Incapace di dare un gioco alla squadra, ostinato nel far giocare sei uomini su dieci di movimento fuori dal loro ruolo naturale. Ieri addirittura sette con Hysaj a sinistra.

Un tecnico che ha solo distrutto quanto di buono questa squadra aveva: il gioco.

Un tecnico che ha lasciato partire Hamsik a metà stagione, provocando un calo di gioco e di risultati nella seconda parte del campionato scorso.

Un tecnico che non si è accorto che Albiol era più che un centrale difensivo. Era un leader e non ha fatto nulla per sostituirne il carisma.

Un tecnico che avrebbe dovuto far valere il suo appeal sul mercato e manco James Rodriguez, che ora fa tribuna, è riuscito a convincere.

Un tecnico che non si accorto a mercato aperto che forse Fabian, Zielinski e Elmas sono mezzali o trequartisti e che Allan non è esattamente il prototipo del giocatore da piazzare davanti la difesa.

Un tecnico che, senza centrocampisti di rottura e impostazione, insiste con il 4-2-4. Ieri Elmas, subentrato in un centrocampo finalmente a tre, ha cambiato la partita. Difesa più coperta, nessun “buco” tra le linee, più libertà per Zielinski e Fabian.

Un tecnico che ha voluto fortemente Lozano e puntualmente lo ha schierato in un ruolo non suo.

Un tecnico che schiera il non più giovanissimo Callejon a fare il quarto di centrocampo, a coprire tutta la fascia. Dall’ altro lato, con gli stessi compiti, la mezzapunta Insigne…

Un tecnico che va contro la linea presidenziale in conferenza stampa.

Insomma che cosa altro dovrebbe fare per ottenere l’esonero?

Nella vita bisogna è giusto fiducia, è giusto dare tempo, è giusto concedere la seconda e forse la terza possibilità.

Ma il Napoli viene prima di tutto. Ed Ancelotti, onore al suo passato, ha dimostrato di non poter cambiare la situazione. Un anno e mezzo, mercato incluso, è più che sufficiente.

Non gioco, non grinta, non squadra.

Per evitare una stagione senza qualificazione alle coppe europee, serve una scossa in una squadra che scarsa non è.

Di solito, per chi ama la propria la squadra di club, la sosta per le nazionali è sempre mal vista.

Ma questa servirà a De Laurentiis, finora il meno colpevole, a prendere quello che appare l’unico provvedimento possibile.

 

 

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