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Le prospettive dell’istruzione contro l’abbandono scolastico e il digital divide

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Napoli – I mesi scorrono con rapidità e portano con sé i continui sforzi della comunità scientifica internazionale per addivenire ad una soluzione concreta che possa garantire cura e prevenzione dal nuovo Coronavirus, ma con l’inizio delle prime restrizioni alla libera circolazione il fronte della guerra si è spostato sulla quotidianità. Quindi non più solo gli sforzi sanitari, ma anche la messa in campo in tempi molto stretti di una riconversione del processo educativo.

Dall’oggi al domani è avvenuto il più grande stravolgimento che si potesse immaginare per l’istruzione, costringendo le istituzioni coinvolte di ogni ordine e grado a ripensare l’attività. Nell’immediato è stato gestito il tutto senza un modello comune, in base ad esperienze già in atto (prevalentemente per gli Atenei), buona volontà del corpo docente e non ultimo delle dotazioni tecnologiche.

Da subito è stato evidente il fatto che molte famiglie non possedessero un computer adeguato per seguire le lezioni a distanza, ma anche la mancanza di connessioni stabili ad Internet che fossero adeguate a questo scopo. Una testimonianza diretta è racchiusa nell’esperienza della maestra Angela Parlato che presta servizio nel plesso Gianturco (scuola primaria e secondaria di I grado) nei Quartieri Spagnoli, che ha dovuto moltiplicare gli sforzi per cercare il più possibile di limitare gli effetti della quarantena che favoriscono la piaga già dilagante dell’abbandono scolatstico

Già in tempi normali è molto complicato sia fare in modo che i suoi studenti, anche se giovanissimi, si rechino a scuola con una regolarità accettabile ed un impegno adeguato per l’apprendimento non solo in classe; aggiungendo questo al contesto familiare di provenienza, per molti duro da gestire per le condizioni socioeconomiche, ha portato l’insegnante a scendere in strada letteralmente per andare incontro ai suoi ragazzi.

Ed è così che insieme ai generosi volontari del centro sociale “O Sgarruppato”, che ha il suo quartier generale presso lo spazio riqualificato di Vico Lepre ai ventaglieri 17, ha indossato senza indugi la mascherina ed ha cominciato ad andare di casa in casa per garantire una qualche continuità del rapporto con gli studenti più in difficoltà. Anche se solo parlandosi dalla strada al balcone ha distribuito beni di prima necessità delle famiglie bisognose, oltre che materiali scolastici a quei bambini che non posseggono i mezzi per partecipare alle attività attraverso il Web: anche se praticamente tutti hanno in casa almeno uno smartphone, ciò non basta per partecipare adeguatamente all’e-learning. Supponendo che in casa qualcuno abbia le competenze per farlo ed il tempo per seguire i propri figli a dovere.

Il responsabile del settore informatico di REVIEWBOX ci informa che solo in Italia ad oggi si stima che circa 10 milioni di persone non si colleghino alla Rete, comprendendo sia coloro che non hanno i mezzi per farlo e coloro che non sanno fare per “analfabetismo digitale”. A livello nazionale il 26% della popolazione, tra i 16 e i 74 anni d’età, non ha mai navigato e solamente il 24% dei cittadini sfrutta il web per accedere ai servizi pubblici.

 

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