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Bonus partita Iva: indignazione bipartisan per i furbetti di Montecitorio

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I cinque furbetti sono tre deputati della Lega, uno di Italia viva e uno del movimento 5 stelle. Roberto Fico, presidente della Camera: “Questi deputati chiedano scusa e restituiscano quanto percepito”.

E’ bufera a Montecitorio per la vicenda dei cinque parlamentari che hanno fatto richiesta del bonus Inps di 600 euro, diventato poi di 1.000 euro, come previsto dai decreti Cura Italia e Rilancio, per il sostegno a partite Iva e lavoratori autonomi in difficoltà durante l’emergenza Covid. La segnalazione è arrivata dalla direzione Antifrode, Anticorruzione e Trasparenza dell’inps ed e’ stata divulgata dal quotidiano ‘La Repubblica’.

Si tratta di tre deputati delle Lega, uno di Italia Viva e uno del movimento 5 stelle, i cui nomi non sono stati resi noti perché coperti dalla legge sulla privacy. Nella vicenda sono coinvolte altre duemila persone con cariche politiche e amministrative tra assessori regionali, consiglieri regionali e comunali, governatori e sindaci.

La richiesta del bonus prevista dal decreto Cura Italia e dal successivo decreto Rilancio, poteva essere fatta dai lavoratori autonomi e dai titolari di partita Iva nel mese di marzo, indipendentemente dal guadagno percepito o dal danno subito a causa dell’emergenza. Evidentemente i cinque parlamentari e le altre persone coinvolte nella vicenda, ne hanno subito approfittato, facendone domanda. Si tratta di una questione di etica e di opportunità politica e non di rispetto della legge.

Indignazione bipartisan con parole dure da parte tutti gli esponenti politici. Luigi Di Maio, ministro degli Affari Esteri, dalla sua pagina Facebook dichiara: “Evidentemente non gli bastavano i quasi 13mila euro netti di stipendio al mese, non gli bastavano tutti i benefit e privilegi di cui già godono. È vergognoso. È davvero indecente” e aggiunge “siano loro ad avere il coraggio di uscire allo scoperto. Chiedano scusa agli italiani, restituiscano i soldi e si dimettano, se in corpo gli è rimasto ancora un briciolo di pudore”.

Nicola Zingaretti, segretario del Pd, scrive su Facebook: “Posso dire che è una vera vergogna? Mentre il capogruppo dem alla Camera Graziano Delrio aggiunge: “Restituiscano subito gli importi e chiedano scusa al Paese”.

Anche Roberto Fico, presidente della Camera, condanna senza sconti i cinque furbetti: “E’ una vergogna che cinque parlamentari abbiano usufruito del bonus per le partite iva. Questi deputati chiedano scusa e restituiscano quanto percepito. E’ una questione di dignità e di opportunità. Perché, in quanto rappresentanti del popolo, abbiamo degli obblighi morali, al di là di quelli giuridici. E’ necessario ricordarlo sempre”.

Netto il leader della Lega, Matteo Salvini, che condanna  non solo i deputati, ma anche l’Inps per non aver negato il bonus ai parlamentari. “Che un parlamentare chieda i 600 euro destinati alle partite Iva in difficoltà è una vergogna. Che un decreto del governo lo permetta è una vergogna – attacca Salvini – ma che l’Inps abbia dato quei soldi è una vergogna”. E aggiunge: “Chiunque siano i deputati, procedere con l’immediata sospensione”.

Condanne senza appello arrivano anche da altri esponenti delle opposizioni. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’italia, chiede ai deputati ‘innocentì’ di autoescludersi e di usare sui social l’hashtag #Bonus Inps io no!. Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera, indirizzandosi al governo, dichiara: “Potrebbe scrivere meglio le leggi per evitare simili storture”.

Vicende come queste, rischiano di ampliare sempre più la frattura tra cittadini e classe politica. Sarebbe asupicabile, per salvare l’ultimo briciolo di credibilità rimasto, che i cinque responsabili venissero allo scoperto, autodenuniandosi e, oltre alle somme percepite, restituissero il mandato politico avuto dagli italiani, del quale evidentemente non sono degni.

G.S.

 

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