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Napoli: proteste in piazza del Plebiscito contro le chiusure imposte da Dpcm e Regione. Flash Mob con shaker, forchette e coltelli.

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Ph. Fabio Sasso/FPA

In piazza oltre un migliaio di persone, ristoratori e titolari di bar, ma anche lavoratori dello spettacolo, piccoli artigiani, disoccupati e studenti. Promettono di ritrovarsi ogni giorno alle 18, finché non saranno ascoltati.

Napoli – Oltre un migliaio le persone che si sono radunate ieri sera alle 18 in piazza del Plebiscito, per protestare contro le restrizioni decise dal Dpcm e dalle ultime ordinanze della Regione Campania. Una manifestazione nata dal tam tam sui social e che ha raccolto una fortissima adesione. In un primo momento, aveva annunciato la sua presenza anche una delegazione della giunta di Napoli. Adesione poi venuta meno, “per evitare strumentalizzazioni”.

Presenti in piazza, oltre ai ristoratori e i titolari dei bar, anche i rappresentati del settore turismo, dello spettacolo, studenti, esponenti dei centri sociali, singoli cittadini che stanno perdendo il lavoro. Una protesta che incarna il malessere sociale delle categorie produttive più penalizzate dal lockdown. Napoli e la Campania stanno vivendo il momento peggiore dall’inizio della pandemia, con numeri record di contagi, un sistema sanitario in affanno e una crisi economica ormai dilagante in tutti i settori che alimenta un malcontento diffuso.

Queste le premesse che hanno dato vita alla manifestazione.  Una protesta totalmente pacifica, con cori, fumogeni, striscioni e sit-in rispettando il distanziamento sociale, in una piazza blindata dalle forze dell’ordine, con decine di camionette della Polizia, disposte in assetto antisommossa all’angolo di via Cesaro Console, via d’accesso al palazzo della Regione.

Le diverse anime presenti in piazza, hanno occupato ognuna uno spazio, inscenando proteste simbolo: i barman agitando gli shaker ritmicamente, i danzatori accennado passi di danza e i ristoratori mostrando striscioni con forchette e coltello.

Presenti anche alcuni attivisti di Potere al Popolo, travestiti da fantasmi per simboleggiare “i lavoratori invisibili, che sono i primi invisibili della pandemia, le persone senza tutele”.

Tanti gli striscioni affissi sulle transenne del cantiere della metropolitana presente in piazza, “La salute è la prima cosa, ma senza soldi non si cantano messe”, “Tu ci chiudi tu ci paghi” “Per gestire l’emergenza subito reddito per tutte/i’. “Reddito di salute per tutti, la crisi la paghino i ricchi”.

Dopo circa due ore di flash mob, la piazza si e’ riunita in un’unica anima e al grido “Liberta’, libertà” si e’ diretta, scortata dalle forze dell’ordine, verso Palazzo Santa Lucia, sede della Regione Campania, intonando «Napule è» di Pino Daniele.

Abbiamo bisogno di lavorare. Non vogliamo gli aiuti”, dichiara un giovane pizzaiolo. “Noi vogliamo continuare a lavorare, ma se decidono di chiudere, allora ci devono aiutare. C’è bisogno di sostegni, prima delle chiusure. Chiediamo politiche di sostegno al reddito, di sospendere le tasse e le utenze prima di chiudere tutto”, dice un altro dei manifestanti.

La richiesta della piazza e’ unanime: “Chiediamo alla Regione di essere ascoltati e di trovare insieme delle soluzioni. La promessa è di ritrovarsi ogni giorno alle 18, finché non saremo ricevuti”.

La folla si e’ poi dispersa intorno alle 22. Un piccolo gruppo di persone ha provato a raggiungere il lungomare per inibire la circolazione, ma e’ stato bloccato dalla polizia e uno dei manifestanti, e’ stato posto in stato di fermo.

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