Home Cronaca Whirlpool: una protesta senza fine. Bloccata la stazione di Napoli.

Whirlpool: una protesta senza fine. Bloccata la stazione di Napoli.

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Ph. Fabio Sasso/FPA

Accurso, Uilm: “E’ inaccettabile, l’azione di governo non puo’ limitarsi ad una telefonata”.

Napoli – Ancora in piazza gli operai della Whirlpool che stamane dalla fabbrica di via Argine si sono diretti in corteo alla stazione di Napoli per continuare a manifestare sulla chiusura definitiva dello stabilimento decisa dalla multinazionale americana.

Le tute blu hanno bloccato per alcune ore la stazione di Gianturco e la stazione Centrale di Napoli, occupando le banchine e i binari in segno di protesta.

“Per noi, è solo una chiusura temporanea” si legge sui cartelli portati in corteo, accanto allo striscione ormai simbolo della lotta, “Napoli non molla”, che riassume bene la volontà degli lavoratori  di non arrendersi e di voler continuare a difendere la produzione di lavatrici di alta gamma nel stabilimento di Napoli est.

Tante le iniziative decise dagli operai in assemblea per mantenere alta l’attenzione sul caso. Il 5 novembre, e’ previsto il secondo sciopero generale, con il raduno in piazza Dante a Napoli. Le tute blu sono più che determinate a continuare la lotta per il loro futuro. In una settimana hanno raccolto oltre sessantamila firme, attraverso una petizione lanciata su Change.org contro la chiusura dello stabilimento di Via Argine, ed è  stato un boom di adesioni.

“Quanto sta accadendo – ha dichiarato il segretario generale della Uilm Campania, Antonio Accurso- è inaccettabile, l’azione di governo non può limitarsi a una telefonata in cui si prende atto che la multinazionale non intende rispettare gli accordi, soprattutto se questo avviene in piena pandemia costringendo i lavoratori di Napoli a protestare in un momento di difficoltà e di precarietà per se stessi e per le persone coinvolte dalle proteste”.

“Noi abbiamo perso il lavoro e rischiamo anche di prendere il virus – dice con il megafono un’operaia – ma noi siamo l’Italia che resiste, Napoli resiste, abbiamo solo bisogno di qualcuno che creda in noi. Non abbasseremo la guardia”.

“Il governo – aggiungono gli operai in presidio alla stazione centrale – non diventi schiavo di queste multinazionali, non s’inginocchi ai poteri del capitalismo. Si metta in campo al nostro fianco la sovranità. Conte, Patuanelli – concludono – schieratevi dalla parte giusta”.

Questa vicenda ha fatto emergere tutte le debolezze di un sistema politico, che nonostante le lunghe trattative di 18 mesi e gli accordi firmati, non e’riuscito a contrastare la scelta unilaterale della multinazionale americana di voler cessare la produzione partenopea. Questa vertenza rischia diventare lo spartiacque di una visione più generale delle politiche industriali del nostro Paese e in particolare del Mezzogiorno.

 

 

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