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La maestra d’asilo vittima di revenge porn: alcune ultime considerazioni

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TORINO – La notizia non è freschissima di oggi. Se ne parla ormai abbondantemente da giorni. Parliamo del recente e tanto discusso caso della giovane maestra d’asilo di Torino che è stata licenziata perché vittima di un episodio di revenge porn. In breve: dopo la rottura della loro relazione, l’ex ha avuto infatti la brillante idea “goliardica” di condividere delle foto osé e un video che riprendeva un loro vecchio momento di intimità in una chat di gruppo su Whatsapp con gli amici del calcetto. Il “destino” ha voluto che tale materiale sia poi arrivato sul cellulare di un papà della scuola, che l’uomo lo abbia mostrato alla moglie e che quest’ultima abbia infine guidato una rivolta delle mamme per indurre la direttrice dell’asilo a chiedere le dimissioni della giovane maestra di ventidue anni che in conclusione ha perso il lavoro. Motivo? La sua vita privata è stata considerata scandalosa e inconciliabile con il suo ruolo educativo di maestra.

Sì, una vita privata che è stata portata alla ribalta, sotto i riflettori pubblici, senza il suo consenso nella maniera più assoluta da terzi: ex, amici dell’ex e genitori dei bambini. Perché in fondo lo sanno tutti che le maestre d’asilo siano esseri asessuati e asessuali che al massimo riescono a fare qualche figlio aggiungendo un tocco magico alla plastilina modellata… Le battute sui bambini portati dalla cicogna o i pargoli trovati sotto ai cavoli le hanno già fatte tutti… Perché come ho premesso è un accaduto di cui tutti hanno parlato a ruota libera. Pertanto mi chiedevo se fosse il caso di esprimere per iscritto anche la mia in proposito. Del resto non ritengo di proporre un’opinione particolarmente originale.

Fabrizio De André con le sue perle sul bigottismo è stato già citato quando cantava “Si sa che la gente dà buoni consigli /Sentendosi come Gesù nel tempio / Si sa che la gente dà buoni consigli / Se non può più dare cattivo esempio”? Credo di sì, è il minimo indispensabile dinnanzi a tanta cattiveria misogina che l’opinione pubblica è stata capace di vomitare senza sosta negli ultimi giorni. Proprio la valanga di ipocrisia e perbenismo mi ha spinta a scrivere lo stesso due righe sull’argomento perché magari, sebbene apparentemente semplici, certi aspetti della faccenda non risultano chiari ed evidenti a tutti.

Tanto per iniziare il revenge porn è un reato. Senza se e senza ma. Un reato perseguibile e punibile a norma di legge. Il termine inglese “vendetta” (revenge) fa riferimento all’intenzione di alcune persone di vendicarsi del vecchio partner, per le più variegate ragioni, divulgando vecchie foto e video hard senza il consenso della vittima. Già da questa spiegazione evinciamo che la giovane maestra di Torino sia la vittima. La vittima. Dovrebbe essere scritto a caratteri cubitali: la maestra è la vittima. Giusto per partire proprio dall’abc… L’ex fidanzato in questo specifico caso pare non abbia agito per vendicarsi. Per questo nel primo paragrafo ho usato fra virgolette l’espressione “brillante idea goliardica“: preciso che ero sarcastica. In ogni caso non si può ridurre l’azione a una bravata. Si tratta di un reato a pieni voti commesso ai danni di una vittima. Ero inoltre sarcastica anche quando ho tirato in ballo il “destino”: altrettanto vergognoso e criminoso è il comportamento degli amici e dei genitori che, dapprima guardoni ricevendo certo materiale, si sono resi complici dell’ex e del suo reato continuando a inoltrare di cellulare in cellulare il video e le foto sotto accusa.

Ciononostante, a dispetto della legge, l’opinione pubblica si è indignata costringendo la vittima a dimettersi dopo essere stata umiliata alla gogna. Vien da sé che senza lo stipendio per lei vengano meno anche le risorse economiche per affrontare le spese della causa legale. A Napoli si dice “cornuto e mazziato”… La colpa per la quale la maestra viene comunemente additata anche da chi magari in buona fede vuole difenderla? L’essere stata ingenua, l’essersi fidata… Certo, considerando i tempi di fango che corrono invitare a fare attenzione prima di inviare alcunché è sempre raccomabile. Eppure questa premessa nasconde una triste e amara convinzione di fondo. Vi risparmio una lunga e trita tiritera sul pratriarcato…

Mi limiterò solo a ribadire l’ovvio: non tutti gli uomini sono uguali. Non tutti gli uomini sono bestie. Non voglio pensare che tutti i nostri padri, fratelli, fidanzati, mariti, ex, figli, cugini, amici, colleghi e conoscenti vari necessariamente, solo perché dotati di un’appendice fra le gambe, in automatico si sarebbero comportati allo stesso modo del vecchio partner della maestra di Torino. È vero che i casi di revenge porn sono frequenti, ma non dobbiamo arrenderci all’idea che per tutti gli uomini sia scontato commettere questo reato e che quindi, di conseguenza, a fatti accaduti la vittima “dovesse aspettarselo”. Che è un po’ come dire “se l’è cercata” a causa della minigonna nel classico esempio dello stupro. Questo non vuol dire chiudere gli occhi e fingere di vivere in un mondo fatato. Significa solo non normalizzare ciò che non è normale. Non considerare prevedibile e matematica al cento per cento la scelta ignobile e criminosa di un omuncolo che invece aveva tranquillamente l’alternativa di tenere per sé quel materiale senza mostrarlo a terzi. Perché banalmente, se si esce con la borsa sulla spalla e per strada si viene derubati, nessuno ha il diritto di contestare che la vittima avrebbe dovuto prestare più attenzione per non incorrere in quella che obiettivamente è un’ingiustizia. Il contrario implica scaricare una parte della responsabilità su chi subisce il torto. Contro ogni logica civile del nuovo secolo. Niente di nuovo. Ho scritto un po’ della scoperta dell’acqua calda. Ciononostante, a quanto pare, certi concetti è bene ribadirli. Un po’ come a scuola.

Di Valentina Mazzella

1 COMMENT

  1. Non ti sorge il dubbio che chi, in questa vicenda, abbia fatto più schifo, non sia l’ex (che non giustifico, anzi) con le sue intenzioni di ergersi a macho, bensì le due donne che hanno reso pubblico il fatto e hanno causato il licenziamento, oltre a mettere alla gogna la povera ragazza, ‘colpevole’ di essere stata DONNA con un uomo, così come lo è ognuno di noi, nel privato, quando si concede al proprio partner? Non è peggio sentirsi tradire da chi dovrebbe tutelarti, comprenderti, muoversi per la tua causa, in quanto appartenente allo stesso tuo genere e, per ciò, potenziale vittima di azioni simili?

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