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Al via la sperimentazione del vaccino italiano Takis

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Ph. Fabio Sasso/F.P.A

Prime dosi disponibili entro marzo del 2022 se i test andranno a buon fine. Alla sperimentazione parteciperanno il Pascale di Napoli, lo Spallanzani di Roma e l’Ospedale San Gerardo di Monza

Partita la sperimentazione del vaccino italiano ideato dalla Takis di Castel Romano e sviluppato in collaborazione con la Rottapharm Biotech di Monza. “Il vaccino italiano, potrebbe essere disponibile nei primi tre mesi del 2022 se la sperimentazione andrà a buon fine”. Lo conferma il professor Lucio Rovati, presidente e direttore scientifico di Rottapharm Biotech, nel corso dell’avvio della sperimentazione all’Ospedale San Gerardo di Monza.

“Sono molto emozionato e fiero di aver preso parte a un progetto così importante e di poter dare una mano. Solo un leggero fastidio, ma mi sento benissimo. È andato tutto liscio: mi sento agitato ma fisicamente sto benissimo”. A parlare è Luca Rivolta, 21 anni, monzese, il primo volontario degli 80 previsti della fase 1 a ricevere la dose del vaccino COVID-eVax. “Un po’ di timore c’è sempre – ha aggiunto – ma avendo visto come hanno lavorato i medici e come si sono posti con me, devo dire che sono stati davvero perfetti”.

Alla sperimentazione, oltre al San Gerardo di Monza, partecipano anche l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli, l’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e l’Universita’ degli Studi di Milano-Bicocca. I tre centri clinici sono coinvolti in tutte le attività dello studio, ma ciascuno ha responsabilità maggiori su uno dei tre aspetti principali della sperimentazione.

Il San Gerardo è responsabile del trattamento dei primi soggetti di ciascuna dose e quindi della verifica dei risultati preliminari: la prima somministrazione è avvenuta oggi nel Centro di ricerca di Fase 1. Il Pascale ha un ruolo determinante nell’espansione del numero di soggetti per ciascuna dose, al fine di consolidare i risultati. “Tra l’altro”, precisa il prof. Paolo Ascierto, direttore dell’unità di melanoma, immunoterapia oncologica e terapie innovative dell’Istituto Pascale di Napoli, “il vaccino a dna può essere facilmente e velocemente modificato a tenere conto delle varianti del virus che stanno diventando prevalenti o che si dovessero manifestare in futuro”. Infine, lo Spallanzani è responsabile di tutti gli esami di laboratorio che documentino la risposta immunitaria e quindi la potenziale efficacia. Il vaccino si è infatti comportato molto bene nelle prove di laboratorio, provocando una forte risposta immunitaria sia di tipo anticorpale sia cellulare, che ora andrà confermata nell’uomo.

“Pensiamo di arrivare alla fase 2 entro il mese di maggio ed alla fase 3 entro ottobre – spiega Rovati -. A questo punto bisognerà trovare dei modelli alternativi di sperimentazione, in quanto speriamo che per quella data gran parte delle persone saranno state vaccinate”. Il costo del vaccino made in Italy,  assicura Rovati “sara’ nell’ordine di un normale vaccino anti influenzale”. Il numero uno di Rottapharm Biotech, ha inoltre fatto un appello affinche’ anche il pubblico, in qualche modo, sostenga la via italiana al vaccino: “Finora, sia noi che Takis, ci siamo buttati a capofitto in questo sforzo, anche dal punto di vista economico. Andiamo avanti con le nostre forze sia per la fase 1 che per la fase 2, ma non può essere che siano solo due soggetti privati a sviluppare un vaccino contro il Covid. Uno sforzo noi ne abbiamo veramente bisogno. Un minimo supporto pubblico a questa ricerca dovrebbe essere dato”.

 

 

 

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