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8 marzo, Sindacati: In Campania su 42mila posti di lavoro persi, il 62% di occupazione femminile

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Sgambati (Uil): “Se non viene riconosciuto il ruolo delle donne nel mercato lavorativo non si creeranno le condizioni per lo sviluppo”

“La situazione in Campania e’ gravissima. L’Istat ci dice che la Campania ha fatto registrare un -42mila posti di lavoro. Il 62% di questi posti di lavoro erano occupati dalle donne e le fasce d’età più penalizzate sono quelle 15-24 e 39-49 anni. Sono dati che ci indicano come il lavoro femminile sia essenzialmente precario”, la denuncia ai  microfoni dell’agenzia Dire, del segretario generale della Cgil di Napoli e della Campania Nicola Ricci.

“Non regge piu’ l’alibi della maternita’ perche’ non si fanno più figli in questa regione, non regge l’alibi del salario. In Campania e in Italia per una ripartenza – osserva Ricci – bisogna creare lavoro per le donne e per i giovani”. Anche la segretaria generale della Cisl Campania Doriana Buonavita  lancia l’allarme sull’occupazione femminile: “Al centro delle strategie dell’Ue – ha spiegato la segretaria generale  – c’e’ l’occupazione per donne e giovani, soprattutto al Sud. Vuol dire che in questi anni non si è fatto abbastanza, incentivando la precarieta’. In Campania pensare al mercato del lavoro significa creare opportunità per le donne, i giovani e per quegli uomini che a un’eta’ avanzata fanno fatica a trovare una occupazione che magari hanno perso per la crisi”. Per Giovanni Sgambati, segretario generale Uil, occorre “non lasciare inevasa la domanda di occupazione femminile. Al Sud – spiega alla Dire – e’ uno scandalo. Se non viene riconosciuto il ruolo delle donne nel mercato lavorativo non si creeranno le condizioni per lo sviluppo”.

Dello stesso avviso anche il presidente del Consiglio regionale della Campnia Gennaro Oliviero per il quale l’impegno della politica e delle istituzioni “deve essere finalizzato a creare le condizioni per creare lavoro per le donne e per consentire al loro immenso valore di favorire la crescita economica, sociale e culturale dell’Italia”. “Deve essere questo, insieme con lo sviluppo del Sud, l’obiettivo da perseguire – conclude Oliviero – attraverso l’ottimale impiego delle risorse del Recovery Fund”.

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