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“Tutti parlano di Jamie”: il musical sul ragazzo diventato Drag Queen a 16 anni

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RECENSIONEGlitterato e glamour quanto promesso dalle anteprime. È il nuovo musical “Tutti parlano di Jamie” di Jonathan Butterell, disponibile sulla piattaforma di Prime Video dal 17 settembre. Il film è tratto dalla storia vera di Jamie Campbell, il cui vissuto nel 2011 aveva già ispirato il documentario della BBC3 “Jamie: Drag Queen at 16” e uno spettacolo teatrale nel 2017. Il soggetto conserva infatti le parole e il libretto di Tom MacRae, mentre le musiche sono di Dan Gillespie Sells.

L’estetica del film è colorata, eccentrica e di effetto. In perfetta sintonia con il ritmo del film. Le coreografie dei balli sono estrose e adeguate a ogni momento. Spiace soltanto per il fatto che nessuna delle canzoni si imprima nella memoria e si lasci canticchiare al termine della visione. Il cast è notevole. Soprattutto il giovane Max Harwood, l’attore esordiente nei panni di Jamie che si è già autodefinito davanti alla stampa come un promettente “Tom Cruise sui tacchi a spillo”. Incredibilmente espressivo nella mimica facciale e nella gestualità, si spera di poter presto apprezzare il suo talento in nuove future produzioni.

Le tematiche affrontate sono disparate. Il film lotta innanzitutto contro i pregiudizi, le discriminazioni e il bullismo. Senza tuttavia inciampare nei toni drammatici dei vecchi tempi sullo stile del caro “Billy Elliot”. Racconta di un ragazzo, al tempo stesso fragile e determinato, che cerca la propria identità sfidando il giudizio degli altri. Jamie non ha vergogna del proprio orientamento sessuale e insegna ai compagni prepotenti che la parola “gay” non è un insulto. Il musical promuove anche l’integrazione multietnica e culturale. Ad esempio con la migliore amica di Jamie, Pritti (Lauren Patel), che è una ragazza musulmana, eppure ha un nome indiano e studia per diventare medico. La sceneggiatura non dimentica la storia ardua della ribellione delle Drag Queen nei precedenti decenni, accennando anche alla piaga e allo stigma dell’AIDS nel mondo queer. Lo fa attraverso il personaggio di Hugo, magistralmente interpretato da Richard E. Grant. 

Di rilevante importanza l’approfondimento del rapporto fra gli adolescenti e gli adulti, adulti spesso e volentieri non necessariamente nel giusto. Non parliamo unicamente dei docenti che non permettono ai ragazzi di esprimere se stessi, ma anche della relazione con i genitori. Jamie ha un padre del tutto assente che lo ripudia perché impregnato di un mentalità retrograda e patriarcale. In compenso ha una madre, Margaret (Sarah Lancashire), che lo ama e lo appoggia in ogni sua scelta. Si tratta forse del personaggio più bello di tutto il musical. Alle volte Jamie, per l’arroganza legata alla sua giovane età, può apparire immaturo e ineducato. Margaret invece è adorabile in tutte le scene in cui compare. Anche quando obiettivamente sbaglia perché lo spettatore sa che commette degli errori non per tornaconto personale. Proprio la madre di Jamie è la chiave del film che insegna ad amare i propri figli in maniera incondizionata perché al mondo non c’è nulla di peggio del non sentirsi amati dalle persone che si amano. E solo quando si è amati si impara veramente ad amare e a rispettare chi ci circonda.

 

 

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