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“Lettera al Presidente Giuseppe Conte”: intervista all’autrice Maria Felicia Liberti

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A destra l'autrice Maria Felicia Liberti con l'editore Giordano Criscuolo di Eretica Edizioni in occasione della "VII Fiera del Libro: Ricomincio dai Libri" il 27 settembre presso la Galleria Principe di Napoli.

POMIGLIANO D’ARCO – La letteratura da sempre ha il prezioso – e alle volte ingrato – compito di osservare il passato e immaginare il futuro. La scrittura può essere così lo strumento adatto per fermarci a rielaborare la realtà, per indagare le sue ragioni e comprendere gli eventi. Ed è proprio in questo terreno indefinito e notevole che si colloca il libro “Lettera al Presidente Giuseppe Conte” (Eretica Edizioni) di Maria Felicia Liberti.

L’opera è stata pubblicata ufficialmente di recente, il 2 settembre 2021. Come ci tiene a sottolineare la stessa autrice, non si tratta di un testo politico. Il libro si presenta come una breve, ma esaustiva ricapitolazione degli avvenimenti che si sono verificati dall’inizio della pandemia da Covid-19 fino alla caduta del Governo Conte II. La narrazione si rivela una delicata riflessione sulla drammatica fase storica che abbiamo attraversato e ancora adesso viviamo. Uno sguardo attento soprattutto sulla dimensione squisitamente umana che si configura timidamente come una pregevole testimonianza.

Oggi siamo lieti perché abbiamo avuto modo si intervistare Maria Felicia Liberti che gentilmente ci ha offerto la sua disponibilità. Le abbiamo rivolto alcune domande.

– Maria Felicia, buonasera! La ringraziamo per averci concesso questo confronto. Abbiamo letto il suo libro, “Lettera al Presidente Giuseppe Conti”, e vorremmo chiederle innanzitutto com’è nato. Qual è la storia di questo libro? Ovviamente nei primi capitoli un po’ viene spiegato, ma vorremmo sapere come sia avvenuto il parto “dietro le quinte”. Ci racconti.
«Tengo a precisare che il testo non nasce come libro ma come Lettera.
Una Lettera nata dalla riflessione scaturita in me sull’Uomo Giuseppe Conte e sull’uomo in genere in uno degli archi di tempo più inimmaginabili della Storia.
Nei giorni in cui abbiamo vissuto come popolo italiano la crisi del secondo Governo Conte, permeati dalla paura di un virus subdolo che non dava tregua a nessuno nel mondo, personalmente ho vissuto quel che si profilava accadesse con grande sconcerto e molto dolore nell’animo. Il giorno 26 gennaio, infatti, Giuseppe Conte, come sappiamo, rassegnò le sue dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica, rimanendo in carica fino al subentro del nuovo governo.
La cosa che mi stupiva nei giorni a seguire la caduta del Governo fu il fatto che quel sottofondo di dolore non solo non passava, ma mi impediva di continuare a scrivere il romanzo cui ero ispirata in quei giorni.
Attesi una settimana affinché elaborassi quello che pensavo fosse un dolore “comune” agli altri cittadini italiani; tuttavia, non fu così. E, allora, di getto, aprii un nuovo foglio di Word sul computer e decisi di scrivere una Lettera al Presidente».

Stand di Eretica Edizioni presso la “VII Fiera del Libro: Ricomincio dai Libri”.

– Lei ha espressamente dichiarato, come abbiamo anche noi evidenziato, che il suo libro desidera essere libero rispetto a qualsivoglia orientamento politico. Quanto è stato difficile affrontare le tematiche trattate, che hanno un fondo politico, cercando di restare sempre imparziale?
«Non è stato difficile perché la mia attenzione era rivolta al riverbero dell’aspetto umano sulla politica. Mentre scrivevo la Lettera al Presidente Conte, infatti, mi ritrovavo a chiedere a me stessa come possa sentirsi un uomo dopo essere passato attraverso una folla di umanità e, all’improvviso, trovarsi a sentire il Nulla intorno. Il Nulla tra i sentieri di un deserto interiore dove l’unica compagnia sono le proprie orme che affondano in una serie di Domande alle quali difficilmente la Storia “umana” potrà rispondere se non attraversando la stessa finitudine e solitudine di quell’uomo.
Un Uomo, Giuseppe Conte, il quale ha provato con animo sincero a mettersi al timone di una Barca chiamata Italia durante una tempesta pandemica e – è bene ricordarlo – in un clima di forte smarrimento per la Scienza poiché non aveva indicazioni da fornire sulla rotta da prendere essendo il virus ignoto. Un Uomo “solo” seduto ad un Tavolo davanti ad un Dossier che tenta comunque di portare il proprio popolo verso la riva della Salvezza.
Ecco, quell’uomo, dopo che in seguito alla prima tempesta, conclude la trattativa di uno degli Strumenti di ripresa dell’Economia mai presenti nella Storia che porta il nome di Recovery Fund e lo fa con grande capacità di negoziazione ed intelligenza empatica senza eguali, viene invitato a scendere dalla Barca perché la pepita d’oro è bene che sia gestita da altri!
Semplicemente non trovo corretto e dignitoso questo comportamento che tradisce, in una piega più profonda dell’anima, la violenza che, talvolta, l’uomo compie sulla parte più nobile di sé quando ha qualcosa da perdonarsi ma, suo malgrado, non ci riesce».

– Lei spesso menziona la parola “dignità”, sia a proposito dell’operato di Giuseppe Conte quando ricopriva la carica di Presidente del Consiglio e sia a proposito della condizione umana. Qual è la sua definizione di “dignità”?
«La Vita stessa contempla la Dignità dell’uomo! Le nostre radici sono sacre e profumano di onestà, di rispetto di sé e dell’altro in seno ad una comunità dove non vi siano differenze etniche, linguistiche, di costumi e dove la diversità è un arricchimento della propria identità. Quando ci allontaniamo dalle nostre radici pure e ci arroghiamo il diritto di dominare l’Altro, cadiamo nella rete del potere restando schiavi della politica con la “p” minuscola. L’uomo che perde la Dignità non è più un uomo libero e l’infelicità che ne consegue è il prezzo che paga per aver tradito Se stesso».

La scrittrice Maria Felicia Liberti mentre firma una copia del suo libro.

– Come immagina adesso il futuro? Quanto pensa che lascerà un segno questo periodo nella memoria dei prossimi decenni?
«Il futuro più prossimo lo immagino oscillante tra i punti della parabola della pandemia che, purtroppo, tarda a scomparire e che consegnerà alla Storia l’evento scientifico più sconcertante di tutti i tempi in quanto, di fronte all’ignoto della tempesta globale della pandemia da Covid 19, il progresso tecnologico e innovativo non ha saputo dare risposte rapide. La Scienza, dunque, è fondamentalmente una perenne e continua ricerca che risente della natura provvisoria di ogni teoria e ipotesi. Il Covid 19 ci ha riportato all’interrogativo originario: Scienza o Fede? Forse, la risposta, sta nell’urgenza che Esse debbano stringere, reciprocamente, un patto di alleanza così da assurgere ad un sorso di linfa pura nella sfida problematica posta dall’uomo digitale: Scienza e Intuito nell’era globale».

– Maria Felicia, noi sappiamo che lei è autrice anche di altre opere inedite. Nelle prime pagine di “Lettera al Presidente Giuseppe Conte” lei ha scritto che, nei giorni in cui ha avuto l’ispirazione per il libro, era in realtà presa dalla stesura di un’altra storia ambientata in un’isola della Lapponia. Ci ha incuriosito. Può rivelarci qualcosa? Ci farebbe piacere in futuro leggere anche altro di suo.
«Sì, ad onor del vero, debbo dire che, nei giorni precedenti alla crisi del governo, ero davvero impegnata a scrivere un libro. Si tratta di una storia ambientata nelle regioni polari del Nord Europa dove si narra anche della cultura del popolo indigeno dei Sami.
Una fiaba di Natale intercalata in una storia reale che raggiunge nel Romanzo l’incontro tra due sorelle d’anima. La storia è, infatti, intessuta di fantasia e realtà, di mescolanza di terre e di popoli, di rive inesplorate dentro i fondali del proprio oceano interiore.
Oserei dire che è un “romanzo nel romanzo” ed è la storia più bella che possa mai regalare a me stessa e spero in un riscontro positivo da parte degli editori cui è in visione in questi giorni. Grazie per avermi dato l’opportunità di parlarne!».

Ringraziamo noi di cuore Maria Felicia Liberti per aver condiviso con i nostri lettori il racconto della sua esperienza umana durante il gravoso anno della pandemia, per averci regalato le sue riflessioni e osservazioni in merito di cui faremo sicuramente tesoro.

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