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1836: la pandemia a Napoli

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Benvenuti all’appuntamento con la rubrica 𝑵𝒂𝒑𝒐𝒍𝒊 𝒂𝒏𝒕𝒊𝒄𝒂: 𝒔𝒕𝒐𝒓𝒊𝒂, 𝒂𝒏𝒆𝒅𝒅𝒐𝒕𝒊 𝒆 𝒄𝒖𝒓𝒊𝒐𝒔𝒊𝒕𝒂’.

Un flagello si era insinuato nella capitale del Regno delle Due Sicilie e mieteva vittime in tutti i quartieri.
Sulla natura del virus non si poteva asserire nulla di certo, ma, intanto, si ingrandiva il partito che lo negava.

I napoletani più poveri iniziarono a sospettare di essere stati avvelenati attraverso l’acqua e il cibo; avvennero ribellioni contro i governanti sfociando in veri e propri atti di rivolta. Il re Ferdinando II di Borbone fece chiudere i confini del Regno vietando l’accesso ai non residenti. In pubblica piazza il re ebbe a dire: “Non temete del veleno, io vi assicuro che questo non esiste come non esistono nemici occulti che vogliono la nostra morte, tutto questo è nato da una troppo riscaldata fantasia; il vero male che noi soffriamo è il Cholera Morbus” .

Gli animi cominciarono a calmarsi e l’idea del veleno cessò, ma non tutti. Oggi, li chiameremmo ‘negazionisti’.

Intanto, il morbo faceva strage e poca gente si vedeva per le strade, molte botteghe erano chiuse, solo le chiese rimasero aperte giorno e notte. Era proprio il re ad invitare la popolazione a fare l’unica cosa possibile: pregare.

Prima di Natale la malattia si esaurì. Purtroppo, l’anno successivo, ritornò questa calamità più atroce di prima; arrivò il colera asiatico che provocò migliaia di morti i quali venivano trasportati accatastati sui carrettoni, costruiti appositamente, che giravano per tutta la città con il loro rumore tetro e cupo.

La pandemia si concluse definitivamente ad ottobre del 1837. Si contarono a Napoli trentamila morti; fra questi, il grande poeta Giacomo Leopardi.

Fonti:
– Gli ultimi 90 giorni del 1836, Giovanni Videra, 1837
– Storia del Cholera di Napoli, Gennaro Maldacea, 1839

Nella foto in basso: Bollettino, per quartiere, degli individui attaccati dal Cholera nella città di Napoli, dal 2/10 al 19/11, anno 1836.

Saluti cordiali!

Pino Spera, Responsabile della Sezione Storia della Biblioteca I Care, Pomigliano d’Arco. 

 

Bollettino di cui sopra.

 

 

 

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