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“I Fratelli De Filippo” di Sergio Rubini: un omaggio a una storia di famiglia e di arte

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RECENSIONE – Eduardo, Titina e Peppino. I fratelli De Filippo. Fratelli di sangue e di arte. Tre nomi, una garanzia. Tasselli di una vera e propria dinastia del palcoscenico, un trio capace di fare la storia del teatro italiano e non solo. Di Eduardo in testa addirittura si può dire che lui sia stato il teatro per eccellenza.

Raccontare il loro vissuto sul grande e piccolo schermo non era affare da poco. Eppure il film “I Fratelli De Filippo” di Sergio Rubini ha omaggiato egregiamente i tre grandi artisti. La pellicola è stata distribuita nelle sale cinema dal 13 al 15 dicembre 2021 riscuotendo un buon successo. Trasmessa in prima serata il 30 dicembre, ha raccolto un vero boom di ascolti. Al momento è ancora disponibile su RaiPlay per chi desidera recuperarla.

Si tratta di un piccolo gioiello per la cura dei dettagli nella ricostruzione delle scenografie, nella scelta dei costumi e del trucco. Notevole le interpretazioni del cast: Giancarlo Giannini è Eduardo Scarpetta, Mario Autore è Eduardo De Filippo, Domenico Pinelli è Peppino, Anna Ferraioli Ravel è Titina, Biagio Izzo (particolarmente apprezzato dal pubblico) è Vincenzo Scarpetta, Susy del Giudice è Luisa De Filippo e Marisa Laurito è Rosa De Filippo. Soprattutto per il trio, non era semplice calarsi nei panni di tre mostri sacri.

La narrazione racconta in primis il percorso di riscatto e rivincita che i tre giovani figli illegittimi del Maestro Eduardo Scarpetta sono riusciti a raggiungere affermandosi nel mondo dello spettacolo con il cognome della madre. Non manca l’uso dei flashback come espediente per ricordare il passato attraverso un montaggio che nei momenti opportuni commuove ed emoziona. La sceneggiatura non tralascia di descrivere il rapporto conflittuale e di competizione fra Eduardo e Peppino che nel 1944 portò alla fine del sodalizio artistico oppure gli screzi di Eduardo con Titina che tuttavia non compromisero mai il loro rapporto lavorativo. Il prodotto finale è dunque il resoconto di una storia familiare e allo stesso tempo di una storia di arte.

Suggestivi e quasi magici le apparizioni nella penombra o le semplici menzioni di altri colossi dell’epoca come Luigi Pirandello e Totò. In ultimo è innegabile che parlare dei De Filippo significhi anche parlare di Napoli sempre e comunque, di quella Napoli che Eduardo descriveva come “un teatro a cielo aperto” da cui “rubare” scene, dialoghi, idee e situazioni. “Napule è ’nu paese curioso è ’nu teatro antico, sempre apierto” recitava l’incipit di una sua poesia. Quella stessa Napoli che nelle sue opere Eduardo è stato capace di rendere universale ed eterna.

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