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Tornante della storia

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di Pietro Pipia

Continua la tragedia ucraina.

Tragedia che è innanzitutto umanitaria con un carico di morte e dolore inaccettabile. 
Ma c’è anche una forte dimensione politica.

Siamo in presenza di quello che Giorgio La Pira avrebbe chiamato “tornante della storia”: è in gioco il futuro dell’Europa, l’equilibrio geopolitico mondiale, il ruolo della Nato.

La storia non è finita quel 9 novembre 1989, quando cadde il Muro di Berlino: è tornata con i carri armati e soprattutto con la volontà di potenza di più di un Paese.
La globalizzazione è finita, si va verso la costituzione di gruppi di Paesi affini in competizione tra loro.

Si sta profilando un mondo fatto di blocchi, di gruppi di Paesi in concorrenza fra loro, un “multipolarismo competitivo”
Nel suo discorso alla Nato Biden ha confermato il contesto sistemico del confronto: democrazie contro autocrazie, con la Cina protagonista di questa equazione a più incognite.

Occorre dunque una grande intelligenza politica per recuperare il recuperabile e costruire il domani.

I cittadini accomunati da una unanime condanna dell’invasione di Putin, si dividono fra chi ritiene indispensabile sostenere la resistenza ucraina con tutti i mezzi possibili, armi incluse, e fra chi invece ritiene che l’invio di armi non serva che a prolungare la guerra facendo in definitiva più morti.

Un cessate il fuoco è la priorità: si può fare solo mettendo allo stesso tavolo i contendenti.
Le responsabilità sono chiare: Putin è l’aggressore, il popolo ucraino l’aggredito.

La violenza è sempre deprecabile in tutte le sue forme, perché innesca una serie di reazioni a catena che diventano incontrollabili e trascinano gli esseri umani verso l’inferno.
Ma una volta che abbiamo detto e ribadito il concetto, senza giustificazionismi di sorta, serve lavorare per costruire la pace.

È il tempo del dialogo, perché senza dialogo non c’è pace. E se non c’è pace, i bambini ucraini continuano a morire.

Tutti cercano solo il proprio interesse rifiutandosi di comprendere il punto di vista degli altri.

Un vecchio proverbio di saggezza dice: “Ma tu vuoi essere in pace o avere ragione?”.
Finché si cerca di ottenere ragione si creerà sempre conflitto e guerra.

La ragione, la razionalità, genera paura, sospetto, odio, calcolo, interesse individuale
La pace in tutte le sue forme necessita delle intuizioni.

L’intuizione è irrazionale e la pace necessita della follia di chi rinuncia al proprio interesse per l’altro.

 

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