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Torre del Greco, l’addio a Giovanni Guarino, il 19enne ucciso al luna park

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Il parroco, don Giosuè: “Qui i giovani crescono a pane e Gomorra”

Oggi alle 15,30 si sono celebrati presso la Basilica di Santa Croce a Torre del Greco i funerali del giovane Giovanni Guarino, il 19enne ucciso per futili motivi al luna park lo scorso 10 aprile. Oltre 300 i presenti, amici e parenti ma anche tanti concittadini che hanno voluto partecipare alle esequie e stringersi intono alla famiglia.

Una forte commozione ha accompagnato l’arrivo della bara in chiesa, salutata da un applauso. Giovanni, il gigante buono così era chiamato affettuosamente dagli amici,‘ un ragazzo esemplare” frequentava la parrocchia e era il ragazzo più buono del mondo” raccontano gli amici che indossano le t-shirts con la sua foto. All’ingresso del feretro in chiesa una zia del giovane e’ svenuta, sopraffatta dall’emozione. Colta da malore anche una 15 enne, che è stata portata a braccia all’esterno della Basilica.

“Non e’ una storia di rivalità’, qui non ci sono baby gang – dicono gli amici – e’ nato tutto da un litigio improvviso” “Il vero problema – dice il parroco di S Croce, don Giosuè’ Lombardo – sono i modelli diseducativi dei mass-media. Ci sono ragazzi che crescono a pane e Gomorra. Il risultato e’ questa violenza assurda”. .

I giovani che aderiscono al presidio di Libera di Torre Annunziata, la città nella quali risiedono i due quindicenni fermati per l’omicidio del ragazzo e il ferimento dell’amico e coetaneo hanno indirizzato una lettera ai genitori di Giovanni. “Ci uniamo al vostro dolore – le loro parole – il vostro grido di giustizia per Giovanni è anche il nostro. Abbiamo bisogno di sentirci accompagnati di sapere che un futuro è possibile. La notizia che dei giovani della nostra città abbiano potuto compiere un gesto tanto efferato ci sgomenta e ci fa dire con chiarezza che ci è estraneo. Siamo giovani che con impegno non vogliamo arrenderci e vogliamo sperare, nonostante il contesto esterno non ci aiuti. Il dolore ci assale e ci toglie il respiro ma resistiamo.”

“Giovanni non è morto invano – continua la lettera – e lo porteremo sempre nei nostri cuori. Sarà il nostro punto di riferimento, sarà la memoria che diventa impegno per una società diversa. Chiediamo alla famiglia di Giovanni di poterci incontrare nei tempi e nei modi che lei deciderà. Ci teniamo a sottolineare che a Torre Annunziata ci sono tanti giovani che vi sono a fianco e vi sostengono perché la violenza non ci appartiene, anzi la combattiamo: lo abbiamo gridato forte anche il 21 marzo, quando con il presidio di Libera siamo andati a Napoli, lo affermiamo forte quando non ci arrendiamo ma lottiamo ogni giorno con il nostro impegno. Chiediamo alle istituzioni di accompagnarci, di non lasciarci soli. Chiediamo che si ristabilisca la giustizia sociale nei nostri territori perché non vogliamo piangere altri morti. Torre del Greco e Torre Annunziata devono vivere. Basta con la violenza, abbiamo bisogno di pace”.

 

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