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San Giuseppe Vesuviano, terzo comune sciolto per mafia nel napoletano. “La questione criminale e’ questione nazionale”, la nota di parlamentari, intellettuali e sindacalisti

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Il provvedimento del Consiglio dei Ministri ora è alla firma di Mattarella. Il sindaco, Vincenzo Catapano, contesta la decisione del Governo e annuncia ricorso al Tar

Dopo Castellammare di Stabia e Torre Annunziata, alla lista dei comuni sciolti per infiltrazioni camorristiche, si aggiunge San Giuseppe Vesuviano, colto dallo stesso provvedimento altre due volte, nel 1993 e nel 2009. Il decreto di scioglimento firmato dal Consiglio dei Ministri, ora attende il sigillo del Presidente della Repubblica e dopo si provvederà a nominare un commissario straordinario. Il sindaco, Vincenzo Catapano, ha annunciato ricorso al Tar contro la decisione del Governo, sottolineando l’impegno profuso dall’amministrazione da lui capeggiata contro la lotta alla camorra.

Forte la reazione un gruppo di parlamentari, intellettuali e sindacalisti che, in una nota, lanciano l’allarme di emergenza democratica nel napoletano. “Mentre a Roma si discute, Sagunto e’ espugnata’. Napoli rischia di non farcela. E’ emergenza democratica. La questione criminale e’ questione nazionale. Gli ultimi tre comuni sciolti per mafia dal consiglio dei ministri sono tutti della provincia di Napoli. Dopo Castellammare di Stabia e Torre Annunziata, tocca ora a San Giuseppe Vesuviano. A quasi 150 mila abitanti di questi tre comuni e’ sospesa la democrazia. Siamo perciò di fronte a un’emergenza nazionale che riguarda la democrazia e il rispetto dei diritti costituzionali. Troppi territori dell’area metropolitana di Napoli sono terre di nessuno. Abbiamo bisogno di fronteggiare l’emergenza”. Cosi’ il documento a firma di Sandro Ruotolo senatore indipendente, Gilda Sportiello deputata 5 stelle, Marco Sarracino segretario metropolitano Pd Napoli, Francesco Dinacci coordinatore metropolitano di Articolo Uno, Peppe De Cristoforo Sinistra italiana, Don Gennaro Pagano cappellano carcere minorile di Nisida, Maurizio de Giovanni scrittore, Nicola Ricci, Gianpiero Tipaldi e Giovanni Sgambati segretari Cgil, Cisl e Uil di Napoli.

“Occorrono più uomini, più mezzi per combattere la camorra” ma sottolinea la nota bisogna “cominciare a intervenire sulle radici economiche e sociali da cui la camorra trae forza. Dispersione scolastica, mancanza di formazione, mancanza di lavoro”. Le forme di resistenza alla camorra in questi anni “provengono soprattutto dalla società civile – continua la nota – e da quelle associazioni di volontari, del terzo settore, impegnate nei cosiddetti quartieri a rischio, ad una parte della politica che ha deciso di affrontare il problema, resistendo e combattendo nonostante le difficoltà . Lo dobbiamo – si evidenzia – al Vescovo di Napoli, don Mimmo Battaglia, che ha lanciato il patto educativo raccolto dai ministri Bianchi e Lamorgese e dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Sono queste le energie di cui Napoli ha bisogno”.

Il documento poi pone l’accento sulla qualità e sull’importanza della formazione delle classi dirigenti. “Quel “se sono potente io, siete potenti anche voi”, pronunciato dal candidato alle comunali di Palermo arrestato per il voto di scambio politico mafioso si traduce nella nostra realtà con gli scioglimenti dei consigli comunali. Bisogna sconfiggere cioè quell’idea della politica che promuove solo se stessa e che deve tornare a essere al servizio della comunità. C’e’ un quadro economico e sociale a dir poco allarmante che minaccia da vicino la stessa coesione sociale. Il tempo e’ finito. O si riducono le diseguaglianze economiche e sociali o si riduce il divario Nord-Sud o non ci sarà nessuna ripartenza dalla pandemia. Roma capisca la gravità della situazione perché rischiamo di compromettere definitivamente il destino di un’intera area del Paese”, conclude la nota.

 

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