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Addio a Luca Serianni, autorevole linguista e accademico della cultura italiana

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ROMA – Un addio amaro, un dispiacere immenso. La scorsa settimana è venuto a mancare Luca Serianni, una delle voci più autorevoli nel panorama linguistico. Un grande rappresentante della cultura italiana. Docente emerito dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Accademico della Crusca e dei Lincei, autore di molteplici libri, di grammatiche per le scuole e di approfondimento della storia della lingua italiana, nonché delle sue norme d’uso.

Serianni era in pensione dal 2017. Purtroppo la sua scomparsa è stata provocata da un incidente. Il 18 luglio 2022 è stato investito da un’automobile presso Ostia, mentre attraversava sulle strisce pedonali. Non molto lontano da casa sua. È stato subito ricoverato in coma irreversibile presso l’Ospedale San Camillo di Roma. Tuttavia si è spento tre giorni dopo.

Camera ardente presso l’Università “La Sapienza” di Roma.

Un ultimo saluto è stato commemorato con una camera ardente allestita presso l’aula magna della Facoltà di Lettere dell’Università “La Sapienza” il 25 luglio. I funerali si sono svolti il giorno seguente presso la chiesa di Santa Maria Regina Pacis di Ostia. La salma è stata trasferita ad Ascoli Piceno per essere tumulata nella cappella di famiglia, nell’area monumentale del cimitero cittadino.

“Chi insegna all’università deve guardarsi da due concretissimi rischi: il rischio di chi si disperde in più direzioni e quello speculare di concentrarsi su anguste preoccupazioni accademiche”: è uno degli ultimi consigli preziosi che ha lasciato al mondo accademico. Lo ricordano con affetto non solo i suoi cari e i colleghi di lavoro. Anche gli studenti di cui spesso rammentava i nomi anche dopo molti anni. Tutta la comunità linguistica terrà sempre a mente i suoi meticolosi approfondimenti.

In particolare è diventato celebre il suo studio sull’espressione “sé stesso” con l’accento acuto che, controcorrente, consigliava ampiamente di usare. Nel suo manuale “Grammatica italiana – Italiano comune e lingua letteraria” (Torino, Utet, 1991o’, p. 57), Luca Serianni giustificava la questione scrivendo: «Senza reale utilità la regola di non accentare sé quando sia seguito da stesso o medesimo, giacché in questo caso non potrebbe confondersi con la congiunzione: è preferibile non introdurre inutili eccezioni e scrivere sé stesso, sé medesimo. Va osservato, tuttavia, che la grafia se stesso è attualmente preponderante […]». 

Un uomo di grande elevatura culturale, ma anche di grandissimo spessore umano, come ripetono le persone a lui vicine. Il mondo accademico è immensamente grato della sua eredità. Tutti si stringono nel suo ricordo con un sentimento di profonda stima e ammirazione.

 

 

 

 

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