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“Una cosa divertente che non farò mai più”, la cinica satira di David Foster Wallace sull’industria delle vacanze e del benessere

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Rubrica estiva: “UN LIBRO IN SPIAGGIA” ⛱️

 

RECENSIONE – “Una cosa divertente che non farò mai più” del celebre scrittore americano David Foster Wallace: una lettura consigliata a chi desidera ridere e allo stesso tempo riflettere. Non è un romanzo, ma un breve saggio. Ormai un classico dell’umorismo postmoderno. Si tratta di un esilarante reportage narrativo pubblicato nel 1997. Fu commissionato a Wallace l’anno precedente dalla rivista Harper’s Magazine. L’autore racconta in un centinaio di pagine una settimana di crociera extralusso ai Caraibi con il suo inconfondibile sguardo cinico, divertente, dissacrante.

Copertina dell’edizione italiana della casa editrice Minimum Fax.

La spregiudicatezza di David Foster Wallace è nota ai suoi lettori più affezionati. Le sue analisi attente, senza peli sulla lingua, lo hanno consacrato come uno degli autori statunitensi più autorevoli degli ultimi decenni. Una personalità da outsider. Uno stile di scrittura schietto, prolisso e ricco di digressioni. Una vita tormentata dalla depressione che si è spenta nel 2008 con un tragico suicidio. Eppure l’ilarità e la lucidità che trapelano dalle pagine di quest’opera sono eccezionali.

All’epoca della stesura Wallace aveva trentatré anni. La rivista gli offrì la vacanza di lusso tutta pagata. Lui tornò a casa con un taccuino carico di osservazioni impietose sul concetto di divertimento di massa della società americana contemporanea. “Una cosa divertente che non farò mai più” è una spietata satira sull’industria delle vacanze occidentali. Wallace descrive l’opulenza delle navi da crociera, l’esibizionismo e l’avidità dei clienti che desiderano sempre di più e sempre il meglio per sentirsi migliori. Con il suo piglio ironico, l’autore descrive anche l’ipocrisia del personale di bordo: i dipendenti sempre pronti a servire e a coccolare i passeggeri unicamente per lavoro e denaro. Con il sorriso perenne e i modi garbati imposti dall’esigenza di uno stipendio e dalla paura del licenziamento.

In foto David Foster Wallace.

Per chi non è avvezzo agli scritti di David Foster Wallace, c’è il rischio di considerare l’autore un narratore un po’ antipatico. Forse una persona intellettualmente snob e incapace di godersi una semplice vacanza. In realtà “Una cosa divertente che non farò mai più” è una lettura brillante che medita sui concetti di benessere e omologazione nella società contemporanea. Il saggio è consigliato anche a chi non ha mai letto nulla dello stesso scrittore e desidera un primo assaggio.

Si rimarrà sorpresi dallo stile peculiare di Wallace, puntellato da digressioni e note a piè di pagina. Ad esempio, durante la narrazione, non è strano imbattersi in un improvviso commento sulla saga cinematografica di “Jurassic Park” di Spielberg. Il reportage è impregnato di un umorismo grottesco e di un acume sottilissimo. Alla fine tutta la malinconia del lusso sfrenato percepita da Wallace bacia il lettore lasciandogli l’amaro in bocca. Un’amarezza che apre gli occhi e regala una prospettiva nuova della realtà.

 

 

 

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