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Detassare gli aumenti contrattuali per chi rinnova il Ccnl entro l’anno, per almeno un biennio. 

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È la proposta per sostenere la contrattazione, che porta la firma della Uiltucs, la Uil del terziario, che verrà lanciata a Napoli, città scelta per muovere i primi passi per la costruzione di un nuovo contratto sociale.  

Infatti, mercoledì 29 marzo alla Mostra d’Oltremare si terrà la maxi-assemblea nazionale della Uiltucs “Diamo Voce al Paese reale” alla quale prenderanno parte oltre mille delegate e delegati sindacali provenienti da ogni parte d’Italia.

In questa occasione, con il segretario generale della Uiltucs Paolo Andreani e il segretario generale della Uil PierPaolo Bombardieri lanceranno una serie di proposte per le lavoratrici e i lavoratori italiani. In particolare, Andreani affronterà il nodo dei contratti, i cui rinnovi, sostenuti dall’intervento del Governo attraverso questo tipo di provvedimento di detassazione, “consentirebbero di disinnescare lo scontro tutto elettorale tra salario minimo sì e salario minimo no”.

Così il segretario generale Andreani, che affronterà il tema della questione salariale e, in particolare, della necessità sempre più pressante, appunto, del rinnovo dei contratti collettivi, della ripartenza della contrattazione aziendale, e del rafforzamento della presenza sul territorio. “È il nostro obiettivo per il 2023, in un Paese che vede crescere nel terziario la platea dei lavoratori a basso reddito con salari fermi e il potere d’acquisto che diminuisce. Questo è un fenomeno preoccupante con – negli ultimi 17 anni – la quota di lavoratori a rischio povertà nel nostro Paese che è passata dall’8,7% del 2005 all’11,6% del 2021, dato che ci pone fra gli ultimi paesi nell’Unione Europea”.

Ma vediamo un po’ di dati nei settori della Uiltucs. La percentuale di lavoratori con bassa retribuzione è aumentata nel settore ricettivo e della ristorazione, e interessa il 35,4% sul totale del settore turistico. Nel commercio è interessato il 16,3% dei lavoratori.  Serve ora dunque un colpo di reni per andare al rinnovo dei contratti collettivi pena l’allargamento insostenibile della forbice tra reddito disponibile e potere d’acquisto. 

E in tema di contratti? Nel settore privato, fra tutti i contratti sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil, risultano scaduti 139 accordi per un totale di oltre 7,3 milioni di lavoratori. Tra questi ve ne sono 22 classificati dal Cnel nel settore del terziario e del turismo, della distribuzione e dei servizi che si applicano ad oltre 4,2 milioni di lavoratori.  “Alla politica ricordiamo che per noi della Uiltucs e della Uil il salario di legge deve avere quale riferimento i minimi contrattuali” aggiunge Andreani, con la Uiltucs al lavoro a Napoli per un nuovo contratto sociale che ripristini i giusti equilibri. Equilibri compromessi dato che, oggi, chiosa, “prevale un disegno finalizzato a disintermediare gli interessi, con il chiaro scopo di favorire il potere dell’impresa nel rapporto di forza con il lavoratore”. Perché, conclude Andreani, “i contratti collettivi sono strumenti costituzionali e fattore di democrazia economica. Sono strumenti di distribuzione diffusa della ricchezza e devono essere valorizzati da una legislazione lavoristica favorevole”.

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