NAPOLI – Questa mattina si è tenuto il “Seminario Internazionale Archeologia nel contemporaneo” a cura del Professor Francisco Salvador Ventura dell’Universidad di Granada. Tema dell’appuntamento è stato: “L’antichità classica nel cinema italiano della fine degli anni Sessanta: Pasolini, Fellini e Rossellini”. L’evento ha avuto inizio alle 10:30 presso l’Aula 4 della sede centrale della Federico II in Corso Umberto. Sono intervenuti nel dibattito i docenti Carmela Capaldi, Rosalba Di Meglio, Joao de Oliveira Mascarenhas ed Emanuela Spagnoli.
Come da titolo, i relatori hanno discusso l’importanza dell’approfondimento storico e della selezione delle fonti quando è necessario ricostruire l’ambientazione culturale e materiale di una determinata epoca del passato. Anche ad esempio per finalità artistiche come il cinema. Da qui l’aggancio perfetto per spiegare il “Peplum”, un genere cinematografico di grande successo negli anni ’50 e ’60, soprattutto in Italia. Storie eroiche e avventure spettacolari spesso ambientate nell’antica Roma o in altri contesti storici. Pellicole caratterizzate dall’impiego di grandi scenografie ed effetti speciali.
Dopo aver analizzato affinità e differente tra autori memorabili come Pasolini, Fellini e Rossellini, è stato aperto un dibattito. La domanda posta con maggiore frequenza ha chiesto quanto sia giusto nel mondo del cinema piegare i fatti storici alle esigenze della trama. Non esiste una risposta corretta al cento per cento. Da un lato la consapevolezza di divulgare falsi miti sulla storia. Dall’altra parte è da tenere a mente che lo scopo del cinema sia fare arte e non sostituirsi alla scuola.
Di Valentina Mazzella

