ROMA – “La pace sia con tutti voi” sono state le prime parole del nuovo Pontefice dal celebre balcone su Piazza San Pietro. Papa Leone XIV ha deciso di salutare la folla innanzitutto invocando per tutti la pace, “una pace disarmata e disarmante”. La gente gremita è scoppiata in un boato di gioia. Il nuovo Vescovo di Roma si è commosso e i suoi occhi lucidi hanno intenerito tutti.

Desta, invece, perplessità chi sembra essere stupito dalle prime parole del Papa. Vien da chiedersi cinicamente cosa certi si aspettassero: per assurdo un pontefice che invocasse la guerra? Oppure, in quanto americano, un Papa con una pistola in una mano e una Coca-Cola nell’altra? Appare ovvio che nel 2025 Leone XIV abbia speso parole coerenti con il messaggio di fratellanza del cristianesimo. Soprattutto considerando le criticità dell’attuale scena bellica internazionale.

Piuttosto ciò che ha un po’ sorpreso, prima ancora che Robert Francis Prevost parlasse, sono stati due aspetti. In primis la scelta di indossare di nuovo la mozzetta, vale a dire la mantellina rossa indossata dal Papa fino a Benedetto XVI. Dal 2013 ci siamo, infatti, abituati all’ineccepibile sobrietà di Papa Francesco che fin da subito aveva rifiutato abiti e orpelli che esaltassero il suo ruolo.

Una decisione caparbia, espressione del suo stile semplice in ogni circostanza. Pertanto, se anche l’immagine è comunicazione, possiamo immaginare a partire da questi piccoli dettagli, un pontefice più ancorato ai simbolismi del rito cattolico. Un po’ come Papa Ratzinger, senza che questo implichi necessariamente una nota di demerito.

Il secondo particolare è stata la scelta del nome. Un nome della grande tradizione storica della Chiesa. Presumibilmente la sua figura di riferimento, quella che più lo avrà ispirato, sarà Leone XIII che il 15 maggio del 1891 promulgò l’enciclica “Rerum novarum” (in italiano “Le cose nuove”). Con questo documento la Chiesa cattolica prese per la prima volta posizione sulle questioni sociali del tempo, fondando la moderna dottrina sociale della Chiesa.

In conclusione è davvero il caso di dire “l’abito non fa il monaco”. Al momento non conosciamo Robert Francis Prevost. Non sappiamo come sarà come pontefice. Abbiamo letto o ascoltato alcune sue vecchie dichiarazioni da vescovo e cardinale. Possiamo al massimo prospettare che forse, rispetto a Bergoglio, potrebbe presentarsi come un Papa “meno pop”. Eppure nel suo primo giorno da pontefice si è già prestato con il sorriso a qualche selfie.

Molti degli ambienti ecclesiastici dicono che Leone XIV sarà “il Papa del compromesso”. Un pontefice adatto a garantire un equilibrio tra la rigidità delle frange conservatrici e gli eccessi delle ali progressiste. Un uomo pragmatico, un po’ come i suoi studi matematici. Una persona che, da agostiniano, è capace di mettersi in discussione senza negare il dubbio.

Magari Prevost potrebbe di temperamento rivelarsi più riservato del suo precedessore. Tuttavia dobbiamo pur tenere a mente che il Papa non è un personaggio televisivo o un influncer. Certo, il possesso di un carisma particolare avvicina le persone alla Chiesa e attira simpatie. Ciononostante compito del Papa non è mai raccogliere consensi e farsi pubblicità. Sua responsabilità è unicamente portare avanti il Vangelo e guidare la Chiesa con fede, umiltà e carità.

Di Valentina Mazzella

 

 

 

 

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