RECENSIONE – Oggi è stata smarrita la sacralità riconosciuta per millenni alla morte. “L’uomo dal fiore in bocca – Fiore di palco” è una profonda riflessione su questo delicato tema. Lo spettacolo è in scena al Teatro San Ferdinando di Napoli fino a domenica 18 maggio. La regia di Pierpaolo Sepe porta sul palco non soltanto il celebre dramma di Luigi Pirandello, con un adattamento a cura di Benedetto Casillo. La rappresentazione è composta da due atti, in uno dei quali gli autori hanno scelto di mescolare l’arte di alcuni dei Maestri della cultura napoletana.
Pertanto, quando si apre il sipario, il pubblico assapora non solo Pirandello, ma anche Raffaele Viviani, Totò ed Enzo Moscato. Per le citazioni e la riflessione sulla morte viene scomodato addirittura Samuel Beckett. In una scenografia asciutta si muove in maniera eccelsa Benedetto Casillo. L’attore, con una carriera di altissima elevatura, si accosta ai mostri sacri del teatro con umiltà e un guizzo genuino tutto partenopeo. Accanto a Casillo, sotto i riflettori, la bravura di Vincenzo Castellone e il talento di Sara Lupoli che, in particolare, si è occupata anche delle coreografie ricche di pathos.
Lo spettacolo esplora il modo in cui la consapevolezza della mortalità influisca sulla vita e sulla nostra percezione del mondo. L’inquietudine e la paura dell’oblio sono sempre in agguato. La morte è una presenza costante e ineluttabile, eppure per contrapposizione dà senso alla vita. Siamo tutti invitati a meditare sulla precarietà dell’esistenza e sulla sensazione di attesa. Solo la consapevolezza della morte spinge l’essere umano a dare valore ai suoi giorni e può spronare a vivere con una maggiore intensità.
Di Valentina Mazzella

