RECENSIONE – Ieri, tra le tracce della Maturità per la prima prova scritta di italiano, è stato proposto anche un estratto de “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Gli studenti dovevano analizzarne il testo. Oggi ne approfittiamo per rispolverare un po’ la memoria di un libro senza tempo tra gli appassionati di lettura.
Se del romanzo c’è una citazione fra le più celebri è senz’altro quella che recita: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Parole cariche di significato che lasciano intuire il pensiero dell’autore e il messaggio più intrinseco del suo lavoro. Per questo e non solo “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa è, ad oggi, considerato uno dei capolavori della letteratura italiana del Novecento. Un’opera intramontabile che offre un’intensa riflessione sulle trasformazioni sociali e politiche della Sicilia nel XIX secolo.
Attraverso gli occhi del Principe Fabrizio Salina, il lettore assapora un quadro vivido di un’epoca di cambiamenti, di decadenza dell’aristocrazia e di nascita di una nuova società. La narrazione di Tomasi di Lampedusa si distingue per la sua eleganza stilistica. La prosa è ricca di descrizioni dettagliate. Il linguaggio raffinato cattura l’anima dei personaggi e dell’ambiente in cui si muovono. Si ha quasi l’impressione che il libro sia stato veramente scritto nell’Ottocento e non 1958. Nel 1959, tra l’altro, l’opera ottenne anche il Premio Strega, diventando in poco tempo uno dei best seller del Secondo Dopoguerra.
La trama si sviluppa con un ritmo lento, eppure coinvolgente. Il lettore si immerge profondamente nelle atmosfere e nei pensieri dei protagonisti. La tematica centrale del romanzo riflette sulla natura inevitabile del mutamento. L’argomento è trattato con grande sensibilità. La stessa figura del Principe di Salina è saggia e malinconica. Incarna il senso di perdita e di adattamento di un mondo che sta scomparendo. Al contrario Tancredi e Angelica, apparentemente personaggi più secondari, rappresentano le nuove generazioni pronte a cogliere le opportunità del cambiamento.
Pertanto “Il Gattopardo” nel presente si rivela un’opera ancora universale. Negli anni ha ispirato il grande cinema con la regia di Luchino Visconti (nel 1963). Più di recente anche produzioni per il piccolo schermo, come la miniserie Netflix del 2025. In ogni occasione non si tratta mai di una storia banale. Resta un classico che invita a meditare sulla fugacità delle cose e sulla dignità di chi sa adattarsi senza perdere la propria identità. Un romanzo che ancora oggi vale la pena leggere almeno una volta nella vita.
Di Valentina Mazzella

