L’oro che spegne la passione: Retegui saluta e vola in Arabia, il calcio italiano in decadenza?

Se ne va in silenzio, tra un sospiro e un assegno.

Mateo Retegui lascia l’Italia, lascia l’Atalanta, lascia la Serie A. E non è solo un trasferimento: è un addio carico di simboli, il suono secco di una porta che si chiude su un’idea di calcio che, giorno dopo giorno, sbiadisce sotto i riflettori delle petrodollari.

Atterra in Arabia Saudita, destinazione Al Qadsiah. Firmerà un contratto quadriennale: 80 milioni di euro in 4 anni. Venti a stagione. Una cifra che riscrive le priorità, che mette tutto sul tavolo – passione, progetto, ambizione – e chiede di scegliere. E Retegui ha scelto.

L’attaccante che l’anno scorso nessuno aspettava, che ha sorpreso tutti diventando capocannoniere della Serie A, che ha indossato l’azzurro come un simbolo ritrovato, saluta un campionato che sembra non saper più trattenere i suoi protagonisti. All’Atalanta andranno circa 65 milioni: affare clamoroso, l’ennesimo colpo della famiglia Percassi. Acquistato per 22 milioni più 3 di bonus, venduto meno di dodici mesi dopo con una plusvalenza da manuale.

Ma qui, a perderci, non è solo una società o un giocatore. Ci perde il calcio italiano. Ci perdiamo tutti.

Perdiamo il talento, certo. Perdiamo un centravanti in piena ascesa, uno di quelli che riaccendono la voglia di andare allo stadio, che fanno sognare con una girata al volo, con un colpo di testa a tempo scaduto. Ma perdiamo anche un’occasione: quella di costruire qualcosa, di credere in un progetto tecnico duraturo, di tornare a competere davvero.

E mentre l’Arabia Saudita continua a raccogliere nomi, copertine e titoli, qui restano le dichiarazioni amare. Come quelle del presidente FIGC, Gravina, che a margine del Consiglio Federale ha commentato con toni rassegnati:

“Dispiace per Retegui. Perdiamo un calciatore fondamentale per la Nazionale. Questo è l’effetto della globalizzazione. Non riusciamo a porre paletti nell’economia di mercato, questi sono i principi dell’economia, e si rispettano.”

Rispetto, sì. Ma anche rimpianto. Perché oggi bastano due valigie di dollari per cancellare un legame, per spezzare una storia che avrebbe potuto diventare lunga, bella, significativa.

Oggi restano solo i numeri:

  • 1,666 milioni al mese
  • 55.555 euro al giorno
  • 39 euro al minuto

Cifre che fanno girare la testa e svuotano il cuore.

Il calcio, quello romantico, quello fatto di bandiere e attese, non esiste più. Oggi esiste il mercato, esistono le strategie finanziarie. Esiste il conto, e il conto torna sempre. Per chi compra, per chi vende. Mai per chi guarda.

Il problema non è che Retegui se ne vada. Il problema è che nessuno resta.

E quando nessuno resta, non è più solo un trasferimento. È una resa. Perché oggi non perdiamo solo un bomber. Perdiamo un’altra occasione per crederci. Perdiamo un’altra scintilla, un altro motivo per sognare. Perdiamo, ancora una volta, il nostro calcio.

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