Stefano Benni, “Un bar sotto il mare”: racconti bizzarri e fantasiosi di una penna arguta

RECENSIONE – «Non so se mi crederete. Passiamo metà della vita a deridere ciò in cui altri credono, e l’altra metà a credere in ciò che altri deridono». L’incipit di “Un bar sotto il mare” cattura immediatamente l’attenzione del lettore con una frase vera e a effetto. Il libro è una raccolta di racconti di Stefano Benni pubblicata per la prima volta nel 1987.

Fa da cornice la storia di un uomo senza nome, soprannominato in un secondo momento “l’Ospite”. Costui vaga per motivi sconosciuti in un porto immaginario. Qui incontra un vecchio con una gardenia all’occhiello che scende delle scalette che portano al mare. Davanti ai suoi occhi, si immerge in acqua e scompare. Il protagonista cerca di fermarlo. Nel far ciò lo segue, ma inaspettatamente si ritrova in un bar sotto il mare. L’ambientazione è un luogo fantastico, il punto di incontro di ventitré avventori avvolti dal mistero. Durante la notte ciascuno di essi racconterà la propria storia.

Tutti i racconti sono da assaggiare, scoprire poco alla volta. Senz’altro il bar sotto il mare è un posto in cui a molti animi annoiati piacerebbe capitare. I personaggi sono fantasiosi, ma colmi di umanità. La narrazione, nella sua natura irreale, resta specchio della società. Regole e convenzioni affondano. Ironia e immaginazione galleggiano tra vizi, virtù, tragedie e commedie. Stefano Benni è stato indubbiamente uno scrittore che sapeva fare il suo mestiere. 

La sua penna è contraddistinta da uno stile inconfondibile e arguto. Esplora mondi distanti con uno sguardo bizzarro. Osserva sempre da una prospettiva diversa temi come la politica, l’amore, i costume e la società. Mescola sentimenti e fatti quotidiani a circostanze atipiche e situazioni improponibili. Apparentemente i suoi racconti sembrano campati in aria. Si rivelano l’ideale per chi ama distrarsi con storie brevi. Benni sapeva non prendersi troppo sul serio. Eppure nei suoi racconti c’è sempre un significato più profondo da scovare, anche quando di senso sembra essercene poco.

Di Valentina Mazzella

 

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