Quella dell’11 settembre del 2001 è una data indelebili non solo nei libri di storia, ma anche nella memoria collettiva dell’Occidente. Negli Stati Uniti d’America come in Europa. Capita spesso di ascoltare la fatidica domanda: “Dov’eri quel giorno? Cosa stavi facendo durante l’attentato?”. Non importa in quale città tu abiti, di cosa ti occupi o quale lingua parli. Se quel giorno eri già nato ed eri già abbastanza grande da avere dei ricordi, allora senza dubbio nella tua memoria è scolpito quello che stavi facendo l’11 settembre del 2001 mentre le Torri gemelle di New York cadevano giù colpite da due aerei.
Forse eri al lavoro oppure fuori casa per delle commissioni. In palestra o a casa dei nonni. Svolgevi i compiti oppure viaggiavi in treno. Molti dei Millennials in Italia erano bambini che seraficamente alle 15 del pomeriggio guardavano in TV la programmazione per l’infanzia. I Pinguini Tattici Nucleari hanno anche citato in una canzone (“Scrivile scemo”) il celebre episodio de “La Melevisione” su Rai3 in cui Tonio Cartonio fu interrotto dall’edizione straordinaria del telegiornale. “Per quella puntata della Melevisione / Interrotta da torri che andarono in fiamme / E bimbi che facevano domande” recitano i versi. Non importa. Tutto ciò solo per sottolineare come l’evento abbia avuto un fortissimo impatto anche sull’immaginario della società. Le eclatanti conseguenze di natura politica, economica e culturale sono, invece, assodate senza obiezioni.
A questo punto ci si chiede come mai accada questo. Gli esperti di psicologia hanno già da tempo indagato e formulato la tesi di un fenomeno denominato “flashbulb memory”. In italiano potremmo tradurre il concetto come “ricordo fotografico” o “flash di memoria”, un tipo di ricordo associato a un evento pubblico particolarmente traumatico. Secondo gli stessi psicologi una flashbulb memory potrebbe essere causata da fattori determinanti come ad esempio un alto livello di sorpresa e di attività emotiva. Questi elementi contribuirebbero a rendere il ricordo particolarmente vivido. Le persone di fatto non ricordano tanto l’evento in sé, ma la circostanza in cui hanno appreso la notizia: per esempio il luogo in cui si trovavano, quello che stavano facendo.
A quanto pare l’attentato alle Torri Gemelle non sarebbe neanche un unicum nel suo genere. Casi di flashbulb memory erano già stati studiati per la prima volta nel 1977 dagli psicologi Roger Brown e James Kulik. I due focalizzorono l’attenzione su eventi traumatici del passato come l’assassinio di John F. Kennedy e quello di Martin Luther King. Formularono poi un’ipotesi secondo cui la mente umana sia dotata di uno speciale meccanismo di memoria biologica. Quando questo sistema viene attivato da un evento che supera i livelli critici di sorpresa, avviene una registrazione permanente dei dettagli e delle circostanze attorno a quell’esperienza. Sarebbero dunque questi aspetti a rendere un ricordo così intenso e indelebile nella memoria di ciascuno.
Di Valentina Mazzella

