Charlie Kirk, cosa ci rivela la sua morte sul rapporto tra l’uomo e le idee

ATTUALITÀ – L’omicidio di Charlie Kirk è la notizia per eccellenza degli ultimi giorni. Se fino alla settimana scorsa non tutti sapevano chi fosse, oggi il suo nome non ha bisogno di presentazioni. Kirk è stato un famoso attivista politico statunitense. Tra i più noti del panorama politico conservatore degli USA. Mercoledì 10 settembre è stato sparato durante un evento pubblico presso la Utah Valley University a Orem. Aveva solo 31. Oggi lascia la moglie con due bambine piccole. Gli inquirenti stanno ancora indagando per individuare chi abbia sparato.

Aveva iniziato il suo percorso da giovanissimo. Già a 18 anni, nel 2012, aveva fondato, assieme a Bill Montgomery, l’associazione conservatrice Turning Point USA, senza scopo di lucro. Negli anni Kirk ha pubblicato vari libri ed è diventato conduttore di uno show radiofonico quotidiano chiamato “The Charlie Kirk Show”. Su YouTube e sui social era famoso per aver portato nelle università americane il format “Prove me wrong”. Registrava dei brevi dibattiti con persone progressiste che sceglievano di confrontarsi e condivideva i contenuti sulle piattaforme.

Charlie Kirk non era molto amato da una buona fetta di pubblico per le sue posizioni molto conservatrici e di ispirazione cattolica. Adesso che è morto l’opinione pubblica è decisamente divisa in due. Da una parte c’è chi, come da prassi, procede con il santificare una persona che, come tutti, aveva i suoi difetti, le sue idee condivisibili o meno. Dall’altra chi, politicamente schierato contro, festeggia per l’assassinio di una vita umana.

Qualcuno sostiene che “la morte se la sia cercata” fomentando odio e divisione con la promozione delle sue posizioni politiche. La frase più gettonata è “Chi semina vento raccoglie tempesta”. In realtà forse sarebbe il caso di osservare la faccenda da un’altra prospettiva. Indipendentemente dal fatto che si potesse essere d’accordo con Kirk o meno, in questi giorni un uomo è morto per le sue idee. Sinceramente preoccupa la possibilità che possa essere considerato normale ammazzare una persona che ha idee diverse dalle nostre. Questo fenomeno ha un nome e si chiama “omicidio politico”.

Se tutto ciò fosse accettabile, dove finirebbero i valori della democrazia? Un tempo la gente non amava condividere la frase “Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo” (citazione spesso attribuita a Voltaire, ma probabilmente pronunciata la prima volta dalla saggista Evelyn Beatrice Hall)? Inoltre ammettiamo anche, senza nasconderci, che chi ha progettato l’omicidio di Charlie Kirk in realtà ha fatto anche un grosso favore all’ala conservatrice.

La lezione più vecchia dell’umanità insegna che puoi uccidere un uomo, ma non le sue idee. Uccidi lui e le sue idee diventeranno immortali. Esattamente quello che sta accadendo adesso. La morte di Kirk non tarda a essere strumentalizzata. Ciò che veramente spiace è che, per capitolare nella solita diatriba tra conservatori e progressisti, verrà accantonato di nuovo il tema del problema delle armi negli USA. Charlie Kirk era un sostenitore del loro libero mercato, ma mercoledì ne è stato vittima. Quando si ammette la violenza diventa poi difficile delinearne i limiti e i confini, quale violenza sia giusta e quale no.

Di Valentina Mazzella 

 

 

 

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