Oriana Fallaci, ventiquattro anni senza di lei

Ci sarebbero così tante citazioni da cui partire per iniziare a parlare di lei che sceglierne solo una è difficile. Lei: Oriana Fallaci. “La Fallaci” già a 26 anni. L’Oriana. Una delle penne femminili più eminenti della letteratura del Novecento italiano. Una giornalista che un nuovo modo di fare giornalismo l’ha inventato in maniera autonoma e decisiva. Nata a Firenze il 29 giugno del 1929, ci ha lasciati il 15 settembre del 2006. Oggi sono ventiquattro anni senza di lei.

Quel giorno il mondo ha perso una delle figure più controverse e influenti del giornalismo contemporaneo. Giornalista, scrittrice, ma soprattutto donna di grande temperamento. La Fallaci ha attraversato decenni di storia, offrendo sempre al pubblico un’analisi audace e senza compromessi degli eventi mondiali. Iniziò la sua carriera negli anni Cinquanta scrivendo per “L’Europeo”, in un’epoca in cui le donne erano raramente protagoniste nel panorama dell’informazione. La sua scrittura si distinse subito per il coraggio, l’intelligenza e la capacità di entrare in profondità nei conflitti internazionali. La sua fama internazionale crebbe grazie alle sue inchieste nei luoghi più pericolosi del mondo: dal Vietnam al Medio Oriente, dalla Grecia alla Turchia. La Fallaci era una reporter che non temeva di mettere in discussione le verità ufficiali. Non si limitava a raccontare, ma sapeva anche interpretare e denunciare.

Il suo stile era diretto, incisivo e senza censure. Tutte caratteristiche che l’hanno resa tanto amata quanto odiata. I suoi libri, come “La rabbia e l’orgoglio” e “L’intervista con la storia”, suscitano ancora oggi dibattiti accesi. Moltissime sue posizioni erano ipercritiche nei confronti dell’Islam e il multiculturalismo, tematiche che affrontava in modo provocatorio e spesso polemico. In molti la consideravano una voce scomoda, ma questo non le ha mai impedito di rimanere fedele a se stessa e alle sue convinzioni. Era a suo tempo anche a favore dello Stato di Israele: alla luce degli ultimi due decenni sarebbe curioso sapere cosa avrebbe detto oggi di quanto accade tragicamente a Gaza. Chissà cosa avrebbe pensato e scritto, se avesse cambiato idea… Purtroppo dei se e dei ma non possiamo farcene nulla.

Ricordiamo però le sue posizioni all’avanguardia sulla condizione della donna. Proponiamo la lettura dell’attenta analisi che si evince dal saggio “Il sesso inutile”. Oriana Fallaci ha a lungo incarnato un prototipo di femminismo che inseguiva l’ideale di una donna forte, intraprendente, coraggiosa, indipendente. Lei era così. Discuteva di battaglie concrete e non di certe frivolezze e contraddizioni da cui oggi certe frange del femminismo, manipolato dal marketing, si lasciano abbindolare sui social.

Alle volte aveva idee particolari: ad esempio si è sempre definita “scrittore” e non “scrittrice”. “Scrittore” si legge anche sulla sua lapide. Ciò per tutta una visione linguistica che aveva delle parole. La Fallaci considerava “scrittrice” un termine con un’impronta di “femminilizzazione”. Al contrario trovava il termine “scrittore” più neutro e per questo, per lei, capace di esprimere meglio la sua vocazione professionale. Si riteneva “universale” e non voleva essere categorizzata in base al suo genere. Per lei non era una questione di femminismo, ma di rivendicazione del proprio lavoro al di là delle etichette.

Nel corso della sua vita Oriana Fallaci ha affrontato numerose sfide personali. La storia d’amore “al tritolo” con Alekos Panagulis, la perdita dello stesso Alekos (da cui il libro “Un uomo”), la mancata maternità e infine la malattia che la colpì negli ultimi anni della sua esistenza. L’Alieno: così chiamava il cancro. Nonostante le difficoltà Oriana Fallaci però non si è mai ritirata dal suo impegno intellettuale e sociale. La sua morte, avvenuta a 76 anni, ha segnato la fine di un’epoca del giornalismo d’inchiesta, ma il suo lascito rimane tuttora vivo.

Oggi viene ricordata come una donna che ha fatto della scrittura e della testimonianza il suo strumento di lotta. Ha sfidato convenzioni e poteri con una forza indomita lasciando un’eredità di cultura e onestà intellettuale che non può essere cancellata.

Di Valentina Mazzella

 

 

 

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