Ph. Fabio Sasso/F.P.A.

NAPOLI – “San Gennà, pienzace tu!” (“San Gennaro, pensaci tu!”): i napoletani sanno di quanta forza, fede e devozione sono cariche queste parole spesso rivolte al santo patrono, tra sacro e profano. E alcuni, per quello stesso sentimento di devozione – altri per curiosità – si recano oggi presso il Duomo della città per gremire la cattedrale nella speranza di assistere al celebre miracolo.

Il miracolo di San Gennaro è uno degli eventi religiosi più sentiti a Napoli, simbolo profondo di fede e soprattutto identità popolare. Vescovo di Benevento e martire cristiano, San Gennaro fu decapitato nel 305 d.C. durante le persecuzioni dell’imperatore Diocleziano. La leggenda narra che una donna raccolse il suo sangue in due ampolle, oggi custodite nella Cappella del Tesoro del Duomo di Napoli.

Tre volte l’anno – il 19 settembre (festa del santo), il sabato antecedente alla prima domenica di maggio e il 16 dicembre – i fedeli si radunano per assistere a quello propriamente chiamato “miracolo della liquefazione”. Durante la cerimonia il sangue, normalmente solido, si scioglie diventando liquido. Il fenomeno non è mai stato spiegato scientificamente in modo definitivo. Tuttavia è visto dai credenti come un segno positivo: quando il miracolo avviene, lo si interpreta come di buon auspicio per la città. Quando al contrario non si verifica, cresce tra i partenopei la preoccupazione per possibili disgrazie.

Il miracolo di San Gennaro non è tuttavia soltanto una questione di religione e spiritualità. La sua tradizione rappresenta anche e soprattutto un momento di fortissima coesione sociale, tra sacro e profano, fede e folklore. Il popolo napoletano vive questa devozione con intensità e partecipazione. Rinnova ogni anno un legame antico che attraversa i secoli. San Gennaro non è solo un santo: è un autentico simbolo vivente della città e della sua speranza.

Di Valentina Mazzella

 

 

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