Educazione sessuale negata a scuola: è una paura o una resa? Il silenzio non educa ma confonde

C’è qualcosa di profondamente paradossale nel vietare l’educazione sessuale e affettiva proprio negli anni in cui i ragazzi cominciano a farsi domande, a cercare risposte, a costruire la propria identità.

L’emendamento approvato dalla commissione Cultura, che estende il divieto anche alle scuole medie, sembra dire ai giovani: “di certe cose non si parla”. Ma il silenzio non educa — confonde. E dove manca la conoscenza, proliferano le fake news, gli stereotipi, le paure.

Il messaggio che passa è chiaro: meglio lasciare che i ragazzi imparino da internet, dai social o dal gruppo di amici, piuttosto che da esperti preparati. Un’assurdità, se pensiamo che le stesse istituzioni lamentano l’aumento dei casi di revenge porn, violenza di genere e bullismo omofobo. Come si può combattere ciò che non si nomina?

E mentre la politica discute di “ideologia gender”, ogni settimana in Italia una donna viene uccisa dal partner o dall’ex. I dati sui femminicidi e sulle violenze sessuali raccontano una realtà quotidiana che non si può ignorare. Parlare di affettività e di rispetto dei corpi non è un capriccio progressista: è prevenzione. È cultura del consenso, è educazione al limite, è un modo per insegnare che l’amore non è possesso, ma libertà reciproca.

L’educazione sessuale e affettiva non è una minaccia ai valori familiari — è un loro alleato. Insegna il rispetto, la responsabilità, la dignità. Parla di corpo e di emozioni, ma anche di empatia, di ascolto e di rispetto delle differenze.Negarla significa scegliere l’ignoranza come politica pubblica.

In un Paese in cui l’età media del primo rapporto sessuale scende e l’accesso alle informazioni è illimitato ma spesso distorto, il vero pericolo non è “l’ideologia gender”, ma l’assenza di strumenti per distinguere il vero dal falso, il rispetto dalla manipolazione, l’amore dal controllo. L’Italia ha già una delle più gravi carenze d’Europa in questo campo. Ora rischia di trasformare quella mancanza in legge.

E se davvero crediamo che la scuola debba “formare cittadini consapevoli”, allora questa scelta non è solo sbagliata: è un tradimento educativo — verso i giovani di oggi e la società di domani.

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